06 febbraio 1944 l’arrivo ad Auschwitz di un convoglio dall’Italia

Oggi di 74 anni fa, il 06 febbraio 1944 giunse ad Auschwitz un convoglio proveniente dall’Italia. Circa 700 ebrei arrestati a Milano e Verona.

All’arrivo furono registrati 97 uomini e 31 donne. Le altre persone furono immediatamente inviate alle camere a gas ed uccise con il gas.

Solo 20 persone risulteranno in vita al termine della guerra.

Tra loro Liliana Segre da pochi giorni nominata Senatore della Repubblica dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

Intere famiglie scomparvero per sempre il 6 febbraio 1944…

La famiglia Vitale

L’intera famiglia (Eugenio di 46 anni, la moglie Ovazza Alda di 39 anni e i figli Sergio di 18 anni e Aldo di 13 anni) venne arrestata il 10 dicembre 1943 a Chiavenna e successivamente rinchiusa nel carcere di Varese e Milano.

Deportati ad Auschwitz all’arrivo il 6 febbraio 1944 furono tutti immediatamente inviati alla camera gas e uccisi.

In poche ore un’intera famiglia scomparira’ per sempre.

Alcune foto della famiglia Vitale. Foto di vita quotidiana simili alle nostre.

Fonti: Kalendarium Danuta Czech; CDEC

E’ accettabile essere considerati colpevoli in quanto nati?

Fot. Carlo Beolchi

[…] Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all’alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare. […]

Primo Levi “Se questo e’ un uomo”

Nel blocco numero 6 ad Auschwitz I l’ultima stanza e’ dedicata ai bambini. Passando davanti ai vestitini, alle scarpine degli innocenti piu’ innocenti di tutti,  mi viene sempre alla mente questo pensiero di Primo Levi nel racconto dell’ultima notte nel Campo di Fossoli prima della partenza verso Auschwitz.

Per la mano assassina nazista, l’unica colpa di questi bambini era quella di essere nati.

E’ accettabile essere considerati colpevoli in quanto nati?

 

Fot. Carlo Beolchi

 

Ritrovati i resti di un aereo sovietico abbattuto durante le attività legate alla liberazione del KL Auschwitz-Birkenau

Di seguito la dichiarazione del Vice Presidente della „Fondazione della Memoria dei luoghi collegati ad Auschwitz-Birkenau” (Fundacja Pobliskie Miejsca Pamięci Auschwitz-Birkenau), relativa al ritrovamento dei resti di un aereo sovietico abbattuto il 19 gennaio 1945 durante le attività legate alla liberazione del KL Auschwitz-Birkenau.

Foto http://auschwitz-podobozy.org/en/

“Nei giorni scorsi, la nostra Fondazione ha iniziato i lavori di recupero del relitto di un aereo sovietico abbattuto nel gennaio del 1945. L’aereo prese parte ai bombardamenti a sostegno dell’offensiva delle truppe sovietiche, legate alla liberazione del Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau.

Dopo essere stato colpito, l’aereo è caduto in uno stagno al confine tra Rajsko e Harmęze, dove all’epoca era presente il  sottocampo del KL Auschwitz-Harmenze. In linea d’aria, il bombardiere cadde a meno di due chilometri dal Campo di Birkenau nel quale, il 19 gennaio 1945 erano ancora presenti alcune migliaia di prigionieri che le SS avevano lasciato in quanto non in grado di affrontare la „Marcia della Morte”.

Oggi, 19 gennaio, in occasione dell’anniversario dell’abbattimento dell’aereo, possiamo dire che alcuni pezzi d’aereo ritrovati nei giorni scorsi appartengono ad un bombardiere sovietico marca Ilyushin DB3 F / IL 4. Era un grande bimotore con un equipaggio formato da quattro persone. Le dimensioni  impressionanti comprendevano un apertura alare di 24 metri ed era lungo 14 metri.

Sulla base delle informazioni che identificano l’aeromobile, è stato possibile stabilire la data del suo abbattimento. Era il 19 gennaio del 1945. Janusz Wrobel, ricercatore che sta portando avanti studi relativi alle batterie antiaeree tedesche posizionate nella zona del complesso di Auschwitz, (si possono trovare informazioni relative a raid aerei compiuti dagli alleati e dai sovietici nella regione) ha ritrovato documenti scritti che confermano l’abbattimento. Queste conferme si trovano nell’articolo scritto da Eduard Wirth. (Fonte: Eduard Wirth, – Luftwafenhelfer in Przecieszyn. Ruckcug im Januar 1945. Noch einmal davongekommen! editore Herman Queck, Gerlingen 2010).

Questo articolo descrive l’abbattimento del 19 gennaio 1945 e conferma anche che il bombardiere era un aereo sovietico modello IL-4.

L’aereo è stato abbattuto da una delle batterie antiaeree tedesche Flakgruppe Auschwitz, posizionata a Przecieszyn, nel Comune di Brzeszcze che si trova  a soli 7 km dal Campo di Auschwitz. Quel giorno, Auschwitz era uno degli obiettivi alternativi dei raid aerei, i bombardamenti arrivarono ​​fino a Wroclaw.

Il velivolo, probabilmente apparteneva alla 18a divisione aerea dell’aeronautica militare. Tuttavia, ciò richiede ulteriori ricerche e approfondimenti.

L’attacco terrestre dell’Armata Rossa fu lanciato il 12 gennaio 1945, l’offensiva delle teste di ponte sulla Vistola fu anche sostenuta da azioni aeree. Insieme alle unità di fanteria, collaborarono la 2a divisione aerea e da sud l’ottava divisione. L’esercito fu anche sostenuto dalla 18a divisione aerea dell’aeronautica militare.

Furono necessari ai Sovietici  una decina di giorni di combattimenti per raggiungere la zona di Oświęcim. Gli aerei furono inviati sul territorio nemico per esplorare, indebolire le forze terrestri nemiche o bombardare obbiettivi strategici importanti, snodi ferroviari e stradali.

Per anni, nei dintorni di Oświęcim si raccontava una leggenda che da qualche parte in uno stagno si trovava il relitto di un aereo sovietico abbattuto durante l’offensiva del gennaio 1945. I residenti si ricordavano che le difese antiaeree Flak, collocate nelle vicinanze avevano abbattuto un bombardiere sovietico. Sfortunatamente, nessuno ricordava esattamente il luogo.

Dopo aver scaricato l’acqua da uno di questi  stagni, dallo strato superiore di fango, sono emersi detriti metallici. Il proprietario dello stagno, conoscendo la leggenda, ha immediatamente associato i fatti e ha informato la nostra Fondazione di questa scoperta. Andando nel punto indicato al centro dello stagno, abbiamo visto i detriti di metallo che sporgevano dal fango. A prima vista, abbiamo capito immediatamente che si trattava di parti d’aereo. Due grandi scheletri delle ali sporgevano dal fango.

Conoscendo le procedure, abbiamo immediatamente notificato il ritrovamento al responsabile dell’ Ufficio Provinciale per la conservazione degli oggetti storici della Małopolska, dr ing. arch. Jan Janczykowski. Lo stesso, considerando molto importante questa scoperta relativa alla liberazione del del KL Auschwitz ha rilasciato rapidamente i permessi per il recupero. Abbiamo cosi’ iniziato il lavoro archeologico sotto la supervisione di Grzegorz Mądrzycki del Laboratorio Archeologico TURRIS.

Il luogo della caduta e i resti del relitto dell’aeromobile si trovavano a 270 metri dalla riva e il loro recupero e’ stato difficile e laborioso. Arrivare dalla riva al luogo della caduta ha rappresentato un grosso problema in quanto il fango arrivava fino alle ginocchia. Altrettando difficoltoso riportare a riva le parti ritrovate del bombardiere.

I lavori di ricerca di altre parti e lo scavo dei resti del relitto dureranno fino alla fine del 2018 in quanto comprendono  un’area abbastanza vasta.

Tenendo presente l’importante aspetto storico del ritrovamento, cercheremo anche di ottenere fondi per la conservazione delle parti ritrovate. I relitti appartengono all’aereo che ha partecipato alla liberazione del Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau. Questo evento non deve essere dimenticato.

Presenteremo la storia di questo abbattimento e le parti più interessanti dell’aereo recuperate durante i lavori archeologici, in occasione del 73 ° anniversario della liberazione del complesso di Auschwitz.

La Cerimonia si svolgerà sabato 27 gennaio 2018 alle ore 13:00 presso la sede della nostra Fondazione, nell’edificio storico dove furono rinchiuse le prigioniere della Compagnia Penale Femminile del KL Auschwitz-Bór / Budy (5 km dal Museo di Auschwitz-Birkenau).

Invitiamo tutti coloro che vogliono prendere parte a queste celebrazioni. (Bór 67, 32-620 Brzeszcze).

Artur Ciągała – Vicepresidente della Fondazione “

La Fondazione (Fundacja Pobliskie Miejsca Pamięci Auschwitz-Birkenau) è stata istituita nel 2013 con lo scopo di proteggere luoghi, oggetti e manufatti legati all’ex Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz – Birkenau e dei suoi sottocampi, che sono ora nelle mani dei privati.

Sito internet: http://auschwitz-podobozy.org/en/

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Marcia della Morte. „Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me”.

Foto http://auschwitz-podobozy.org/en/

Oggi si ricorda il 73 ° anniversario della Marcia della Morte. Una cerimonia in ricordo, si e’ svolta oggi nel cimitero comunale di Brzeszcze  presso la tomba dove furono sepolte alcune delle vittime di questa marcia. Questa tomba, rappresenta anche il primo monumento in ricordo  che si puo’ trovare sulla lunga strada che portava fino a Wodzisław Śląski.

Settantatre anni fa, la sera del 17 gennaio 1945 dopo l’ultimo appello nel complesso di Auschwitz si contavano 67012 prigionieri e prigioniere ed inizio’ l’evacuazione verso i Campi in Germania. La „Marcia della morte”, cosi’ conosciuta in quanto moltissime persone persero la loro vita durante questo trasferimento. Con il clima proibitivo e in condizioni fisiche pessime furono costretti a marciare per diversi chilometri in direzione di Gliwice e Wodzisław Śląski. Da li furono deportati con treni  utilizzati per il trasporto del carbone (in vagoni aperti) verso i Campi di concentramento del Reich.

Dal 17 al 21 gennaio la strada principale di Brzeszcze fu percorsa da piu’ di 25 mila prigionieri. In queste colonne erano presenti anche prigionieri dei sottocampi di Budy/Bór e di Jawischowitz.  Molti prigionieri sin da subito non sopportarono l’enorme sforzo della marcia e morirono a causa delle loro condizioni o per mano delle SS che avevano come ordine tassativo quello di uccidere chi non riusciva a tenere il ritmo della marcia.

Il 19 gennaio 1945 il sindaco tedesco di Brzeszcze ordino’ ai residenti di seppellire i cadaveri dei prigionieri morti che si trovavano lungo il percorso di evacuazione da Rajsko, Brzeszcze fino a  Jawiszowice. Furono raccolti 18 corpi tra uomini e donne

Brzeszcze divento’ cosi’ il primo luogo dove furono sepolte in una tomba i corpi delle vittime della marcia della morte. La successiva tomba si trova  nella città di Miedzna.

Nel cimitero di Brzeszcze sulla tomba si possono leggere i nomi delle persone sepolte e in lingua polacca, inglese ed ebraica parte del Salmo 23/4:

„Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male,     perché tu sei con me”.

I nomi:

174315 KOHN ALFRED Prigioniero ebreo

190325 SAUER BALTHASAR Prigioniero cattolico

190851 WERNER RICHARD, Prigioniero ebreo

69959 GERST (nessun dato disponibile) Prigioniero ebreo

16149 (uomo, nessun dato disponibile)

… …… WEISS ANNA Prigioniero ebreo

A22322 (donna senza dati) Prigioniero ebreo

A26059 (donna nessun dato disponibile) Prigioniero ebreo

A27174 (donna senza dati) Prigioniero ebreo

DUE PRIGIONIERI NON IDENTIFICATI

SETTE PRIGIONIERI NON IDENTIFICATI

„IN LORO RICORDO „

Alla cerimonia organizzata dalla  “FUNDACJA POBLISKIE MIEJSKA PAMIĘCI” (Fondazione della Memoria dei luoghi collegati ad Auschwitz-Birkenau”) hanno partecipato autorita’ locali, veterani di guerra, organizzazioni sociali, rappresentanti del Museo Statale di Auschwitz Birkenau, scuole e residenti.

La giornata ha rappresentato un importante momento di condivisione della Memoria.

„Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”

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14 gennaio 1945 – Il complesso di Auschwitz 13 giorni prima della liberazione

Il 14 gennaio 1945, tredici giorni prima della liberazione del complesso di Auschwitz, le forze aeree americane effettuarono il dodicesimo volo di ricognizione sulla zona di Auschwitz.

Scopo di questo volo fu stabilire l’entita’ dei danni provocati dai quattro bombardamenti del complesso delle fabbriche IG-Farben, che tuttavia continuarono a produrre carburante sintetico. Alle ore 12.30, da un’altezza di 5000 piedi, circa 1500 metri, vennero effettuate riprese aeree.

Su queste immagini si possono vedere le tracce dei pesanti attacchi: oltre 940 crateri di bombe e 44 edifici distrutti.

Anche questa volta e’ possibile riconoscere nelle immagini il KL Auschwitz I e il KL Auschwitz II Birkenau.

Le riprese, analizzate 35 anni dopo la fine della guerra da Dino A. Brugioni e Robert G. Poirier, consentono di stabilire quanto segue:

il 14 gennaio 1945 il KL Auschwitz III Monowitz non era stato abbandonato, perche’ sui tetti delle baracche la neve era sciolta e le vie tra le baracche  sgombre dalla neve.

14.01.1945 IG Farben – Auschwitz III Monowitz Fot. auschwitz.org

Anche il KL Auschwitz I era ancora occupato. La neve sciolta sui tetti dei singoli blocchi, ad eccezione del numero 10, il reparto per esperimenti del dr. Clauberg  rivela che nei blocchi erano alloggiati detenuti. La stazione per esperimenti del dr. Clauberg venne spostata il 22 maggio 1944 dal Blocco 10 nella cosiddetta Schutzhaftlagererweiterung. Dal 23 maggio al 2 agosto 1944 nel Blocco 10 furono alloggiati gli zingari selezionati dal campo per famiglie zingare BIIe, che dovevano essere trasferiti in altri campi di concentramento.

14.01.1945 Auschwitz I Fot. auschwitz.org

Nel KL Auschwitz II, Birkenau, il Settore III, il cosiddetto Messico, era del tutto sgombro. Il manto nevoso sui tetti delle baracche dell’ex campo femminile nel settore BIa-b dimostra che erano vuote (il  trasferimento delle detenute dal campo BIa-b nel campo BIIb e BIIe era gia’ completato. Il campo femminile BIa-b era vuoto dal 24 novembre 1944). La neve, in parte sciolta, sui tetti delle baracche nel campo BII rivela in quale dei settori del lager si trovavano ancora persone.

14.01.1945 Auschwitz II Birkenau Fot. auschwitz.org

Lo stato delle camere a gas e dei crematori II e III dimostra che questi impianti erano gia’ stati in parte abbattuti ed era in corso la demolizione definitiva, poiche’ le impronte di uomini nella neve e i diversi veicoli nelle vicinanze rappresentano segni di intensa attivita’.

Fonte: “Kalendarium” Danuta Czech

Video intervista a Dino A. Brugioni  (Fonte: www.ushmm.org)

 

74 anni fa. 12 gennaio 1944 l’arrivo ad Auschwitz di un convoglio da Trieste

Judenrampe

Il 12 gennaio 1944 giunse al Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau un convoglio proveniente da Trieste e partito il 6 gennaio. Il numero esatto di deportati non si conosce.  Pochi furono registrati e la maggioranza delle persone  furono uccise all’arrivo nelle camere a gas.

Alla liberazione risultava sopravvissuta un’unica deportata: GASPARD VILMA MARIA che era nata a  Trieste il 05.10.1925, figlia di Marcello e Iarach Ester. Fu arrestata a Motta di Livenza (TV) e deportata ad Auschwitz. Fu  liberata a Mauthausen il 05.05.1945. 

Per non dimenticare…

Natale nel Campo di Auschwitz. Il ricordo dei prigionieri.

Vigilia del 1940 – Autore Władysław Siwek fot. auschwitz.org

Cinque furono le festivita’ natalizie celebrate dietro il filo spinato del Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz – Birkenau. Furono tutte segnate da eventi tragici che saranno ricordati per sempre da tutti coloro che hanno vissuto l’inferno del Campo.

Oggi, i ricordi di quelle vigilie di Natale, raccolte dopo la guerra, si trovano negli archivi del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau. Rivelano la tragedia vissuta dai prigionieri e l’immensa crudeltà dei nazisti.

Una delle più tragiche vigilie di Natale, fu la prima dietro il filo spinato del Campo – il 24 dicembre 1940.

Sul piazzale degli appelli, i nazisti allestirono un albero di Natale illuminato con luci elettriche. Sotto l’albero  furono posti i corpi di prigionieri morti durante il lavoro oppure congelati durante il lungo appello. L’ ex deportato Karol Świętorzecki nella sua testimonianza ricordava che il Lagerführer Karl Fritzsch disse a tutti i prigionieri che  i cadaveri sotto l’albero erano un  “regalo” per i vivi e proibì canti natalizi polacchi.

Un anno dopo, nel 1941, i tedeschi “organizzarono” una simile tragica vigilia di Natale. I nazisti uccisero circa 300 prigionieri di guerra sovietici impiegati nella costruzione del Campo di Birkenau.

L’ex deportato Ludwik Kryński ricordava che dopo l’appello  e la cena delle SS alle ore 18.00 ebbe luogo un altro appello. Nel gelo i prigionieri furono costretti ad ascoltare la preghiera di Papa Pio XII in lingua tedesca. Morirono 42 persone. Vedendo questo, molti prigionieri crollarono mentalmente.

Nel 1942, ad Auschwitz II – Birkenau, sotto l’albero di Natale del Campo femminile i nazisti ordinarono di deporre i corpi degli uomini uccisi nel Campo.

Ricordava l’ex prigioniera Krystyna Aleksandrowicz  che nel 1942 i nazisti allestirono un albero di Natale nel Campo femminile. Ordinarono poi agli uomini di portare con le loro giacche la terra necessaria per piantarlo. Chi ne portava poca veniva immediatamente ucciso con un colpo di pistola. L’intero gruppo di cadaveri venne poi posto sotto l’albero.

Nel novembre del 1943 Arthur Liebehenschel divenne il nuovo comandante del Campo. Le condizioni per i prigionieri migliorarono.

Nel Natale del 1943, non furono ripetuti i “regali” bestiali degli anni precedenti. Molti prigionieri ebbero la possibilita’ di ricevere  pacchi dalle famiglie che condivisero con gli altri prigionieri anche ebrei. In diversi  blocchi, i prigionieri organizzarono una cena della vigilia di Natale.

L’atmosfera dell’ultima vigilia di Natale nel Campo del 1944 fu completamente diversa. La fine del Terzo Reich era vicina. A mezzanotte il prigioniero sacerdote Wladyslaw Grohs de Rosenburg, con la tacita approvazione del capo blocco, celebro’ la messa di mezzanotte.

Le donne del Campo di Birkenau prepararono la vigilia di Natale per i bambini dell’ospedale. Con del materiale fornito da un prigioniero, cucirono circa 200 giocattoli. Due pezzettini di zucchero o caramelle furono attaccati a ciascun giocattolo. In ogni regalo venne scritto il nome e il cognome del bambino. La vigilia di Natale furono consegnati da un prigioniero vestito da Babbo Natale.

Nel Natale 1944, Leokadia Szymańska, che era impiegata presso l’ospedale del Campo, cuci’  un piccolo albero di Natale dove furono poste delle piccole bandierine e l’aquila polacca. L’albero oggi si trova nelle Collezioni del Museo Statale di Auschwitz.

Fot. auschwitz.org

Il 27 gennaio 1945, i prigionieri ricevettero la libertà per cui avevano pregato durante ciascuna delle cinque vigilie di Natale.

Fonte: auschwitz.org

„L’infanzia è credere che con un albero di Natale e tre fiocchi di neve tutta la terra viene cambiata”.

(André Laurendeau, Viaggio nel paese dell’infanzia, 1960)

 

La “Rampa degli Ebrei”. Luogo e testimonianze.

Frammenti di alcune testimonianze.

“[…]Un episodio che mi ha fatto capire che era proprio la distruzione del mondo fu questo: davanti a me c’ era un altro del Kommando che portava un regazzino verso questo caretto; c’ erano due tedeschi, uno dei due gli ha detto: “Férmete! Il regazzino nun l’ apoggiare, ma lancialo dentro il caretto!” Questo è rimasto un po’ fermo, nun riusciva a capì. Stava proseguendo, allora gli hanno intimato di lanciarlo: “Il regazzino lo prendi e lo butti in alto dentro al caretto!” E questo ha dovuto prendere il regazzino e buttarlo. ‘ Sto regazzino poteva ave cinque, sette mesi, poi piangeva… quando questo l’ ha buttato, inaspettatamente uno dei due ha tirato fuori la pistola… e c’ ha fatto il tiro a segno. Avevano scomesso dei marchi, se lo colpiva o nun lo colpiva con il tiro a segno. Avevano scomesso! Cose incredibili che nun so se ‘ a gente ce crede o nun ce crede. Da lì ho capito proprio tutto, tutto. Ho detto: “Qui, questi ce stanno a trucidà giorno per giorno proprio come le bestie. Ma ancora peggio, perché una bestia nun s’ amazza in quella maniera”[…]”  Alberto Sed

[…]La mamma… non gli ho detto neanche addio, niente. Non l’ ho salutata. Non sapevo cos’ è, cosa viene, dove andiamo. […]”  Gisella Kugler

“[…]E poi mi hanno separato dalla mia sorellina. Aveva sette anni, da appena tre mesi era restata senza madre, senza fratelli, solo io e il babbo che stava malato. Ho cominciato a parlare italiano: “Lasciatemi la mia sorellina!” Me l’ han tolta dalle braccia. Ma lei si appiccicava: “Non ci vado, non ci vado!” “Ma devi andare, cara, devi andare. Siamo obbligati, non lo vedi che siamo obbligati?” […]”  Stella Franco

“[…]Sapevo quando era un trasporto italiano, perché vedevo i cerini per terra. I cerini ce li hanno solo gli italiani, non esistono in nessun’ altra parte del mondo. Allora mi allontanavo.[…]”   Martino Godelli

 

La nuova „Rampa degli ebrei”  quella che tutti conosciamo dai film e dai documentari che entra  all’interno del campo di Birkenau, fu costruita e messa in funzione tardi, dalla seconda meta’ del mese di maggio del 1944 in previsione dell’arrivo dei trasporti di ebrei dall’Ungheria.

Il binario ferroviario lungo questa rampa correva fino alle camere a gas e ai crematori II e III.

Da quel momento in poi, all’interno del campo, si svolsero le selezioni di massa di ebrei, davanti agli occhi di migliaia di prigionieri.

Si calcola che solo circa il 20% delle persone nei trasporti vennero registrate nel Campo.  Dei circa 1,1 milioni di ebrei deportati ad Auschwitz, circa 200 mila furono registrati, i rimanenti, circa 900 mila persone, furono uccisi immediatamente all’arrivo nelle camere a gas.

Su questa rampa arrivarono oltre 430 mila ebrei ungheresi, 67 mila ebrei dal ghetto di Łódź e alcuni trasporti dal ghetto di Terezin e dalla Slovacchia. Scesero su questa rampa anche i trasporti di donne, uomni e bambini polacchi dalla citta’ di  Varsavia, inviati ad Auschwitz attraverso il campo di transito di Pruszków, come rappresaglia dopo la rivolta della citta’ del 1 agosto 1944.

Il primo trasporto dall’Italia arrivato nella nuova rampa fu quello del 23 maggio 1944 proveniente da Fossoli di Carpi. Il convoglio comprendeva 581 donne, uomini e bambini. All’arrivo furono registrate 186 persone e le restanti furono immediatamente inviate alle camere a gas e uccise. Torneranno solo 60 persone.

Fonti testimonianze „Il libro della Shoah italiana” di M. Pezzetti Ed. Einaudi

 

 

L’arrivo ad Auschwitz di Giovanna Ester Costantini

74 anni fa, l’11 dicembre 1943 nel Campo di concentramento e Centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz Birkenau arrivo’ un trasporto del RSHA dall’Italia.

Il convoglio fu composto da vagoni piombati provenienti dal binario 21 della stazione centrale di Milano, dalla stazione di Verona e da Trieste. Al loro interno furono rinchiusi circa 600 ebrei arrestati in varie province del nord Italia tra le quali Varese, Como, Milano, Verona e Trieste.

Dopo la selezione, 61 uomini e 35 donne furono registrati nel Campo, le altre 504 persone furono immediatamente inviate all’arrivo alle camere a gas ed uccise con il gas. Di questo trasporto torneranno in Italia solo 14 persone.

Giovanna Ester Costantini nata il 18 luglio 1935 (8 anni) F.to http://digital-library.cdec.it/cdec-web/

Nel convoglio era presente la piccola Giovanna Ester Costantini nata il 18 luglio 1935 a Milano di solo 8 anni.

Venne arrestata insieme alla famiglia il 26 novembre 1943 a Venegono (prov. Varese) e rinchiusa prima nel carcere di Varese e poi trasferita in quello di Milano.

Parti’ con la mamma Nella Sara Terracini, il papa’ Cesare Augusto Benedetto Costantini e lo zio Roberto Costantini il 6 dicembre 1943 dal binario 21 della stazione centrale di Milano e verra’ insieme alla sua mamma uccisa immediatamente all’arrivo ad Auschwitz l’11 dicembre 1943.

Il papa’ e lo zio  registrati nel Campo, morirono alcuni mesi dopo.

Ogni giorno migliaia di visitatori calpestano il luogo della Memoria di Auschwitz ascoltando i racconti delle guide e vedendo foto di persone „Senza Nome”.

Ritengo importante quando possibile dare un nome, un volto e una storia alle tante persone che qui furono uccise solo per avere come colpa l’essere nati.

Come e’ possibile essere considerati „criminali” per nascita?

“È accaduto, quindi potrebbe accadere di  nuovo…”  (Primo Levi).

Fonti: CDEC, Italo Tibaldi „Compagni di viaggio”

Giacomo, Enrica e la piccola Virginia Terracina

Giacomo Terracina (detto Ciccio) era nato il 28 ottobre 1915 a Roma. Sportivo, giocava nella nazionale italiana di pallavolo ed era considerato un ottimo giocatore.

Si sposo’ con Enrica Di Segni nata a Roma il 27 maggio 1925, che diede alla luce la loro prima figlia Virginia il 2 giugno 1943.

Dopo pochi mesi dalla nascita mamma e bimba furono arrestate durante la razzia del 16 ottobre 1943 nel ex ghetto di Roma. Giacomo, che non si trovava in quel momento in casa, saputo dell’arresto le raggiunse nel disperato tentativo di salvarle. Venne anche lui arrestato.

Il 18 ottobre furono caricati alla stazione Tiburtina su un vagone piombato e diretti verso il Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau.

Nel convoglio di 18 vagoni furono rinchiuse 1.023 persone, la maggioranza fu uccisa immediatamente all’arrivo a Birkenau il 23 ottobre 1943, tra loro la piccola Virginia di soli 4 mesi. Il suo papa’ e la sua mamma morirono nei mesi successivi.

Una giovane famiglia il cui sogno fu spezzato per sempre dalla mano assassina nazista fascista.

Oggi, in via del Tempio 4 a Roma si trovano davanti alla casa dove abitavano le tre pietre d’inciampo in loro ricordo.

In particolare oggi e’ importante „inciampare” su queste pietre al fine di ricordarci di cosa e’ capace l’uomo. Trasformare la Memoria emotiva in voglia di conoscenza. Attraverso lo studio della storia dobbiamo capire quali furono i segnali e motivi (tutti sbagliati e non condivisibili) che portarono a questo, cosi’ da saperli riconoscere nel nostro presente e poter indirizzare il nostro futuro nella giusta direzione. La “Memoria dinamica”.

“È accaduto, quindi potrebbe accadere di  nuovo…”  (Primo Levi).

Il luogo di arrivo del primo trasporto italiano da Roma del 23 ottobre 1943

Fonti: Cdec, Fondazione Museo della Shoah Roma