Non fareste anche voi altrettanto?

…”Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all’alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare?”….

Primo Levi “Se questo e’ un uomo” Ultima notte nel Campo di Fossoli di Carpi

 

Foto: barattolo di borotalco per bambini (Olanda)

Oggetti dalla collezione della “Foundation of Memory Sites near Auschwitz-Birkenau” http://www.auschwitz-podobozy.org/

Foto @guida-auschwitz Michele Andreola

 

Buon compleanno a Liliana Segre

Liliana Segre con il papa' Alberto
Liliana Segre con il papa’ Alberto

…”Il mio racconto vuole essere sempre un monito per i ragazzi, perché diventino forti e sappiano fare le scelte giuste. Imparino a non ascoltare quello che grida più forte, anche se spesso è più facile, ma abbiano, invece, molta fiducia in sé stessi. Perché io ho sperimentato la forza che si può avere, anche nei momenti più duri, per andare avanti – ‘una gamba davanti all’altra’ – senza lasciarsi andare”.

Liliana Segre

MAZAL TOV!!  AUGURI DI BUON COMPLEANNO 

 

 

 

 

 

Prime testimonianze – Alba Valech Capozzi

Dal Kalendarium di Danuta Czech si legge  che il 12 agosto 1944 i numeri dal A-24020 ad A-24040 vennero assegnati a 21 ebree italiane internate nel Campo con un trasporto dall’Italia.

Tra di loro si trovava Alba Valech Capozzi, nata il 9 maggio 1916 a Milano da una famiglia ebraica.

Alba Valech Capozzi
Alba Valech Capozzi http://www.centrostudifossoli.org/PDF/Pub/Alba%20Valech_Capozzi.pdf

Il 5 aprile 1944 venne arrestata e rinchiusa nel carcere di San Vittore a Milano.

Trasferita nel Campo di Fossoli di Carpi, il 2 agosto 1944 venne caricata sul convoglio nr. 14 con destinazione Auschwitz.

Registrata nel Campo con il numero di matricola A-24029, venne liberata il 1 maggio 1945 dall’esercito americano presso Dachau.

Rientrata in Patria, scrivera’ subito uno dei primi libri usciti in Italia di testimonianza sui lager ed in particolare Auschwitz.

“A 24029” questo il titolo del libro di Alba Valech Capozzi ed. Soc. An. Poligrafica, Siena 1946, che puo’ essere scaricato dal sito dell’ ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) nella sezione “Libri online”.

Il link dove scaricare il libro:  “A 24029”

Alba Valech Capozzi muore a Genova l’otto febbraio 1999 lasciandoci questa sua importante testimonianza.

Un ringraziamento mio personale va all’ANED per il grande impegno di divulgazione della conoscenza della storia della deportazione in particolare verso le giovani generazioni.

http://www.deportati.it/

6 agosto 1944 destinazione Auschwitz Birkenau

Il 6 agosto 1944 giunse ad Auschwitz un trasporto con circa 300 ebrei italiani partito dal Campo di transito di Fossoli di Carpi Modena il 2 agosto.

23 donne  e 80 uomini furono registrati nel Campo.

I restanti  uomini, donne e bambini furono immediatamente all’arrivo inviati alle camere a gas ed uccisi con il gas.

In questo trasporto si trovava Bruna Teresa Uggeri, figlia di Pietro Uggeri e Livia Curiel.

Era nata  a Milano il 21 maggio 1940.

L’otto novembre 1943 venne arrestata con la mamma e rinchiusa nel carcere di San Vittore a Milano.

Partita dall’Italia il 2 agosto 1944, insieme alla sua mamma vennero  all’arrivo ad Auschwitz immediatamente inviate alle camere a gas ed uccise con il gas.

 6 agosto 1944 Bruna Teresa di soli 4 anni  

viene assassinata dai  nazisti 

“Il filo d’erba e il tramonto su Auschwitz”

“Rispetto al creato, ora, non posso dire che ami l’umanità, ma amo la terra su cui abbiamo la fortuna di vivere; amo l’albero che fiorisce, il sole che tramonta. Talvolta racconto la storia del filo d’erba che incontravo ogni mattina in Lager. Ogni mattina, quando percorrevamo la via centrale del campo per andare a lavorare, vedevo spuntare tra due pietre un filo d’erba. Tante mie compagne strappavano questi fili d’erba, ma io ne avevo uno speciale che ogni mattino guardavo e che mi diceva: Vi è della vita tra le pietre. E questo mi ha sempre confortato. Io trovo che la cosa più grande che noi abbiamo è la bellezza di questa terra, su cui possiamo vivere: questo è per me di grande conforto, è ciò che ancor oggi mi rende accetta la vita”.

Liana Millu

Scrittrice, antifascista e partigiana italiana di origine ebraica sopravvissuta ad Auschwitz

L’identità di un bambino assassinato ad Auschwitz è stata scoperta grazie ad una scritta fatta a mano all’interno di una scarpa.

Durante i lavori di conservazione delle scarpe che fanno parte dell’esposizione permanente al Memoriale di Auschwitz, all’interno di una scarpa da bambino il personale del Museo ha scoperto un’iscrizione fatta a mano che mostra il nome e il cognome di un bambino e il numero assegnatogli quando i tedeschi lo deportarono ad Auschwitz per essere assassinato dal ghetto di Theresienstadt vicino a Praga il 4 ottobre 1944.

Scarpa di Amos Steinberg dove e’ stata ritrovata la scritta. Foto Museo Statale Auschwitz Birkenau www.auschwitz.org

L’iscrizione rivela che il nome del ragazzo era Amos Steinberg. Era nato il 26 giugno 1938 e viveva a Praga.

Poco dopo il suo quarto compleanno nel 1942, Amos fu imprigionato con i genitori Ludwig e Ida nel ghetto di Theresienstadt vicino a Praga.

Fu deportato ad Auschwitz insieme a sua madre nello stesso trasporto il 4 ottobre 1944.

Secondo il Memoriale di Auschwitz, è probabile che entrambi siano stati assassinati nella camera a gas all’arrivo immediatamente dopo la selezione.

Sempre in base alle fonti del Museo e documentazione si e’ scoperto che il padre venne deportato ad Auschwitz con un altro trasporto ed il 10 ottobre 1944 trasferito a Dachau. Fu liberato nel Sottocampo di Kaufering.

Scarpa di Amos Steinberg. Foto Museo Statale di Auschwitz Birkenau www.auschwitz.org

Durante gli stessi lavori di conservazione, in un’altra scarpa, sono stati ritrovati documenti in ungherese contenenti informazioni su persone che erano state deportate al Campo.

Hanna Kubik del dipartimento delle collezioni del Museo ha dichiarato: “Questa scoperta è molto preziosa e interessante, perché i documenti sono in buone condizioni.

“Mostrano le date (1941 e 1942), i nomi delle persone, le loro firme scritte a mano.”

Inoltre ha aggiunto: “Alcuni sono documenti ufficiali; c’è anche un frammento di carta con i nomi Ackermann, Bravermann e Beinhorn.

“Queste persone furono probabilmente deportate ad Auschwitz nella primavera o nell’estate del 1944 durante lo sterminio degli ebrei ungheresi”.

Documenti ritrovati. Foto Museo Statale di Auschwitz Birkenau www.auschwitz.org

Questi ritrovamenti sono la conferma che cio’ che vediamo nel blocco nr. 5 “La prova del crimine” non sono oggetti ma rappresentano storie e persone.

Ancora oggi dopo quasi 80 anni ci “raccontano” la loro storia.

Il nostro dovere guardarli ed ascoltarli.

Nota storica:

In totale, i tedeschi inviarono 24 trasporti di oltre 46.000 ebrei dal ghetto di Theresienstadt ad Auschwitz.

Il numero totale di ebrei ungheresi inviati ad Auschwitz nel 1944 era di circa 430.000.Immediatamente dopo l’arrivo, 325-330.000 persone furono uccise nelle camere a gas, o oltre il 75% degli ebrei deportati dall’Ungheria.

 

Fonte Museo Statale Auschwitz Birkenau  www.auschwitz.org

Foto Museo Statale Auschwitz Birkenau www.auschwitz.org

77 anni fa… Auschwitz I al muro delle esecuzioni

Auschwitz I – Il muro delle esecuzioni nel cortile del Blocco 11

Il 29 giugno 1943, vengono portati al Campo di Auschwitz I  40 ostaggi provenienti da Varsavia.

Sono fucilati al muro delle esecuzioni nel cortile del Blocco 11.

Si tratta di un’azione di rappresaglia per gli atti di sabotaggio compiuti da membri del movimento di resistenza contro impianti ferroviari e consistenti nel forare i sostegni delle rotaie.

Le azioni di distruzione e dissesto dei trasporti tedeschi e delle linee ferroviarie sono compiute da gruppi partigiani appartenenti alla resistenza polacca.

 

I magazzini “Canada” di Auschwitz-Birkenau

“…C’erano scarpe di ogni forma e dimensione e migliaia e migliaia di valigie e bauli…”

“…Il canada non era altro che un raccapricciante cimitero di oggetti…”

Eva Geiringer Schloss sopravvissuta ad Auschwitz

I magazzini Canada, conosciuti anche come Effektenlager o semplicemente Canada, erano i depositi nel Campo di concentramento di Auschwitz dove venivano conservati gli oggetti rubati ai deportati. Nulla per i nazisti tedeschi doveva essere sprecato, tutto veniva monetizzato o reciclato. Quindi, dopo essere stati divisi per tipo venivano ricaricati sui treni e spediti in Germania per essere distribuiti alla popolazione.

 

Il buio della ragione umana

Tramonto a Birkenau  Fot. Michele
Tramonto a Birkenau Fot. Michele

 

Il tramonto di Fossoli

Io so cosa vuol dire non tornare.
A traverso il filo spinato
Ho visto il sole scendere e morire;
Ho sentito lacerarmi la carne
Le parole del vecchio poeta:
“Possono i soli cadere e tornare:
A noi, quando la breve luce è spenta,
Una notte infinita è da dormire”.

7 febbraio 1946
Primo Levi

Il libro che raccoglie le poesie scritte da Primo Levi:

“Ad ora incerta” di Primo Levi
Garzanti, Milano, 1990

78 anni fa la spettacolare fuga da Auschwitz

78 anni fa, il 20 giugno 1942 tra le tre e le quattro del pomeriggio, quattro prigionieri polacchi che lavoravano nei garage del deposito di approvvigionamento delle truppe SS fuggirono dal Campo di Auschwitz.

Kazimierz Piechowski (n. 918), Stanisław Gustaw Jaster (n. 6438), Józef Lempart (n. 3419) e Eugeniusz Bendera (n. 8502).

Tre di loro indossarono uniformi delle SS rubate dal magazzino, il quarto venne incatenato come un prigioniero.

Lasciarono il campo su un’automobile Steyer Typ 220 con il numero di targa SS-20868.

Ad 80 chilometri dal campo abbandonarono l’auto in un fosso.

Una volta riuscita la fuga, inviarono al comandante del lager una lettera nella quale ironicamente si scusarono di avergli rubato un’auto.

 

Kazimierz Piechowski nato il 3 ottobre 1919 a Rajków. Deceduto il 15 dicembre 2017

Stanisław Gustaw Jaster nato il 1 ° gennaio 1921 a Leopoli. Deceduto a Varsavia il 12 luglio 1943.

Józef Lempart nato il 19 settembre 1916. Deceduto  in un incidente d’auto nel 1971

Eugeniusz Bendera nato il 13 o 14 marzo 1906 a Chortkiv. Deceduto a Varsavia il 7 luglio 1988.

Video musicale “Kazik Kommander’s Car” dall’album Coquette di Katy Carr, cantante inglese di origini polacche dedicato alla fuga di Kazimierz Piechowski da Auschwitz.

F.to Archivio Museo Statale di Auschwitz