Josef (Ossi) Stojka ad Auschwitz-Birkenau Z-5741

„Mio fratello Ossi non era un criminale, era  un semplice bambino Rom.”   Karl Stojka 

Josef Stojka “Ossi”

Dal Kalendarium Danuta Czech si legge:  “Il 31 marzo 1943 e’ arrivato ad Auschwitz un trasporto di Rom proveniente da Vienna e dal campo di Lakkenbach. 182 uomini ricevono i numeri da Z5612 a Z-5793 e 256 donne e bambine i numeri da Z-6211 a Z-6466”.

Josef (Ossi) Stojka con la sua mamma e i suoi  fratelli e sorelle erano in questo trasporto e furono rinchiusi nel “Campo per le famiglie zingare” –  Zigeunerlager a Birkenau.

Ossi era il piu’ piccolo, morira’ di tifo il 18 maggio 1944. Il resto della famiglia riuscira’ a sopravvivere.

«Noi Rom e Sinti siamo come i fiori di questa terra.

Ci possono calpestare,

ci possono eradicare, gassare,

ci possono bruciare,

ci possono ammazzare –

ma come i fiori noi torniamo comunque sempre…»

Karl Stojka

Ritrovata la divisa del Campo di un bambino Ebreo

Fot. http://auschwitz-podobozy.org

La parola „bambino” non puo’ essere associata alla parola „prigioniero”.

Durante la seconda guerra mondiale, per i nazisti tedeschi un bambino di una famiglia polacca, ebrea, rom, cattolica, ortodossa poteva essere anche un prigioniero e vittima del sistema criminale.

„Nella raccolta degli oggetti storici di cui si prende cura la nostra Fondazione della Memoria dei luoghi collegati ad Auschwitz-Birkenau (Fundacja Pobliskie Miejsca Pamięci Auschwitz-Birkenau , c’è un elemento speciale e significativo legato al Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz- Birkenau, la parte di una piccola divisa del Campo di un bambino con la toppa numerata e la stella di Davide[…]” – ha dichiarato Agnieszka Molenda, Presidente della Fondazione

Sfortunatamente, si e’ conservata solo la parte superiore.

Sulla toppa c’è una stella di Davide realizzata con un triangolo rosso e uno giallo dipinto, purtroppo il numero di registrazione del bambino non è più presente. La dimensione della toppa è stata adattata alle minuscole dimensioni della divisa ed è significativamente più piccola rispetto alle toppe fatte per gli adulti.

L’uniforme è stata trovata a Brzeszcze, durante la demolizione di una vecchia casa di legno; era in soffitta, incastrata sotto una trave di sostegno del tetto. Purtroppo, e’ stata trovata nella parte dell’edificio in cui il tetto era parzialmente rovinato, motivo per cui solo una parte della divisa si e’ conservata  fino ad oggi.

„[…]Probabilmente apparteneva ad un bambino ebreo, salvato dal Campo subito dopo la liberazione. Il 27 gennaio 1945, i russi liberando il complesso di Auschwitz trovarono circa 500 bambini nel Campo. Gli abitanti delle città vicine si affrettarono ad aiutare i sopravvissuti. Molto spesso accolsero nelle loro case, bambini malnutriti e malati, senza badare a nazionalità o religione. Cercarono di salvarne il maggior numero possibile, di curarli, dar loro da mangiare, mantenerli in vita nei loro primi momenti di libertà. Volevano mostrare loro calore ed amore famigliare, farli sentire bambini e non più prigionieri.

Per ora non conosciamo il destino del bambino che fu obbligato ad indossare questa divisa, né il destino della famiglia che ha cercato di riportare il bambino alla vita normale” – prosegue Agnieszka Molenda, presidente della Fondazione  

La parola „bambino” non puo’ essere associata alla parola „prigioniero”.

Vedendo queste immagini si prova un grande dolore.

Questo dolore per quanto mi riguarda e’ amplificato dal fatto che purtroppo ancora oggi tanti bambini nel mondo sono „prigionieri”.

Alcuni indossano una divisa e sono uccisi dall’umana mano assassina nelle tante guerre che si stanno combattendo;

altri pur non indossando alcuna divisa vengono uccisi per fame, la sete e le malattie dalla mano assassina dell’indifferenza del Mondo.

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Insieme per sempre… la notte del 2 agosto 1944 nel Campo delle famiglie zingare a Birkenau

Fot. http://auschwitz.org/

Helene Hannenmann era una donna tedesca ariana sposata con Johann violinista Rom. Dal loro matrimonio nacquero cinque bambini, due dei quali gemelli.

Quando nel maggio del 1943 la polizia tedesca entrò nel loro appartamento a Berlino per portare via suo marito e i cinque figli, non esitò e decise di restare con loro.

I nazisti deportarono l’intera famiglia nel Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau. Una volta arrivati al Campo furono rinchiusi nella sezione BIIe di Auschwitz II-Birkenau, lo Zigeunerlager, il “Campo delle famiglie zingare”.

Alla signora Hannemann, di origine tedesca ariana, fu assegnato un lavoro presso il Kindergarten. Nel “Campo delle famiglie zingare”, il dottor Mengele ordinò il cosiddetto Kindergarten una sorta di asilo nido e scuola materna, in cui furono inclusi bambini sotto i 6 anni, compresi quelli oggetto del suo interesse. Molti bambini della scuola materna furono vittime dei suoi esperimenti.

Helene Hannemann, ottenne una promessa personale dal Dr. Mengele che lei e i suoi cinque figli sarebbero stati salvati.

Quando gli uomini delle SS arrivarono alla sezione BIIe con l’obiettivo di procedere alla sua liquidazione nella fatidica notte del 2 agosto 1944, Helene si nascose con i figli nel Kindergarten.

Una volta ultimata l’uccisione di piu’ di 2.800 persone, le SS continuarono ad ispezionare ognuna delle baracche dello Zigeunerlager alla ricerca di eventuali prigionieri nascosti all’interno.

Quando arrivarono al Kindergarten, trovarono tremanti di paura e terrorizzati Helene con i suoi cinque figli.

Le SS offrirono a Helene l’opportunità di salvarsi, era tedesca, non doveva morire, ma le imposero una condizione terribile, che se ne andasse sola lasciando i suoi figli.

Senza esitare si rifiutò e con i suoi cinque figli morì il 2 agosto 1944 in una camera a gas di Birkenau.

I cinque figli e il marito di Helene avevano commesso un solo crimine per i nazisti, erano nati „Rom”.

 

Fonti: www.auschwitz.org

06 febbraio 1944 l’arrivo ad Auschwitz di un convoglio dall’Italia

Oggi di 74 anni fa, il 06 febbraio 1944 giunse ad Auschwitz un convoglio proveniente dall’Italia. Circa 700 ebrei arrestati a Milano e Verona.

All’arrivo furono registrati 97 uomini e 31 donne. Le altre persone furono immediatamente inviate alle camere a gas ed uccise con il gas.

Solo 20 persone risulteranno in vita al termine della guerra.

Tra loro Liliana Segre da pochi giorni nominata Senatore della Repubblica dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

Intere famiglie scomparvero per sempre il 6 febbraio 1944…

La famiglia Vitale

L’intera famiglia (Eugenio di 46 anni, la moglie Ovazza Alda di 39 anni e i figli Sergio di 18 anni e Aldo di 13 anni) venne arrestata il 10 dicembre 1943 a Chiavenna e successivamente rinchiusa nel carcere di Varese e Milano.

Deportati ad Auschwitz all’arrivo il 6 febbraio 1944 furono tutti immediatamente inviati alla camera gas e uccisi.

In poche ore un’intera famiglia scomparira’ per sempre.

Alcune foto della famiglia Vitale. Foto di vita quotidiana simili alle nostre.

Fonti: Kalendarium Danuta Czech; CDEC

E’ accettabile essere considerati colpevoli in quanto nati?

Fot. Carlo Beolchi

[…] Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all’alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare. […]

Primo Levi “Se questo e’ un uomo”

Nel blocco numero 6 ad Auschwitz I l’ultima stanza e’ dedicata ai bambini. Passando davanti ai vestitini, alle scarpine degli innocenti piu’ innocenti di tutti,  mi viene sempre alla mente questo pensiero di Primo Levi nel racconto dell’ultima notte nel Campo di Fossoli prima della partenza verso Auschwitz.

Per la mano assassina nazista, l’unica colpa di questi bambini era quella di essere nati.

E’ accettabile essere considerati colpevoli in quanto nati?

 

Fot. Carlo Beolchi

 

14 gennaio 1945 – Il complesso di Auschwitz 13 giorni prima della liberazione

Il 14 gennaio 1945, tredici giorni prima della liberazione del complesso di Auschwitz, le forze aeree americane effettuarono il dodicesimo volo di ricognizione sulla zona di Auschwitz.

Scopo di questo volo fu stabilire l’entita’ dei danni provocati dai quattro bombardamenti del complesso delle fabbriche IG-Farben, che tuttavia continuarono a produrre carburante sintetico. Alle ore 12.30, da un’altezza di 5000 piedi, circa 1500 metri, vennero effettuate riprese aeree.

Su queste immagini si possono vedere le tracce dei pesanti attacchi: oltre 940 crateri di bombe e 44 edifici distrutti.

Anche questa volta e’ possibile riconoscere nelle immagini il KL Auschwitz I e il KL Auschwitz II Birkenau.

Le riprese, analizzate 35 anni dopo la fine della guerra da Dino A. Brugioni e Robert G. Poirier, consentono di stabilire quanto segue:

il 14 gennaio 1945 il KL Auschwitz III Monowitz non era stato abbandonato, perche’ sui tetti delle baracche la neve era sciolta e le vie tra le baracche  sgombre dalla neve.

14.01.1945 IG Farben – Auschwitz III Monowitz Fot. auschwitz.org

Anche il KL Auschwitz I era ancora occupato. La neve sciolta sui tetti dei singoli blocchi, ad eccezione del numero 10, il reparto per esperimenti del dr. Clauberg  rivela che nei blocchi erano alloggiati detenuti. La stazione per esperimenti del dr. Clauberg venne spostata il 22 maggio 1944 dal Blocco 10 nella cosiddetta Schutzhaftlagererweiterung. Dal 23 maggio al 2 agosto 1944 nel Blocco 10 furono alloggiati gli zingari selezionati dal campo per famiglie zingare BIIe, che dovevano essere trasferiti in altri campi di concentramento.

14.01.1945 Auschwitz I Fot. auschwitz.org

Nel KL Auschwitz II, Birkenau, il Settore III, il cosiddetto Messico, era del tutto sgombro. Il manto nevoso sui tetti delle baracche dell’ex campo femminile nel settore BIa-b dimostra che erano vuote (il  trasferimento delle detenute dal campo BIa-b nel campo BIIb e BIIe era gia’ completato. Il campo femminile BIa-b era vuoto dal 24 novembre 1944). La neve, in parte sciolta, sui tetti delle baracche nel campo BII rivela in quale dei settori del lager si trovavano ancora persone.

14.01.1945 Auschwitz II Birkenau Fot. auschwitz.org

Lo stato delle camere a gas e dei crematori II e III dimostra che questi impianti erano gia’ stati in parte abbattuti ed era in corso la demolizione definitiva, poiche’ le impronte di uomini nella neve e i diversi veicoli nelle vicinanze rappresentano segni di intensa attivita’.

Fonte: “Kalendarium” Danuta Czech

Video intervista a Dino A. Brugioni  (Fonte: www.ushmm.org)

 

Natale nel Campo di Auschwitz. Il ricordo dei prigionieri.

Vigilia del 1940 – Autore Władysław Siwek fot. auschwitz.org

Cinque furono le festivita’ natalizie celebrate dietro il filo spinato del Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz – Birkenau. Furono tutte segnate da eventi tragici che saranno ricordati per sempre da tutti coloro che hanno vissuto l’inferno del Campo.

Oggi, i ricordi di quelle vigilie di Natale, raccolte dopo la guerra, si trovano negli archivi del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau. Rivelano la tragedia vissuta dai prigionieri e l’immensa crudeltà dei nazisti.

Una delle più tragiche vigilie di Natale, fu la prima dietro il filo spinato del Campo – il 24 dicembre 1940.

Sul piazzale degli appelli, i nazisti allestirono un albero di Natale illuminato con luci elettriche. Sotto l’albero  furono posti i corpi di prigionieri morti durante il lavoro oppure congelati durante il lungo appello. L’ ex deportato Karol Świętorzecki nella sua testimonianza ricordava che il Lagerführer Karl Fritzsch disse a tutti i prigionieri che  i cadaveri sotto l’albero erano un  “regalo” per i vivi e proibì canti natalizi polacchi.

Un anno dopo, nel 1941, i tedeschi “organizzarono” una simile tragica vigilia di Natale. I nazisti uccisero circa 300 prigionieri di guerra sovietici impiegati nella costruzione del Campo di Birkenau.

L’ex deportato Ludwik Kryński ricordava che dopo l’appello  e la cena delle SS alle ore 18.00 ebbe luogo un altro appello. Nel gelo i prigionieri furono costretti ad ascoltare la preghiera di Papa Pio XII in lingua tedesca. Morirono 42 persone. Vedendo questo, molti prigionieri crollarono mentalmente.

Nel 1942, ad Auschwitz II – Birkenau, sotto l’albero di Natale del Campo femminile i nazisti ordinarono di deporre i corpi degli uomini uccisi nel Campo.

Ricordava l’ex prigioniera Krystyna Aleksandrowicz  che nel 1942 i nazisti allestirono un albero di Natale nel Campo femminile. Ordinarono poi agli uomini di portare con le loro giacche la terra necessaria per piantarlo. Chi ne portava poca veniva immediatamente ucciso con un colpo di pistola. L’intero gruppo di cadaveri venne poi posto sotto l’albero.

Nel novembre del 1943 Arthur Liebehenschel divenne il nuovo comandante del Campo. Le condizioni per i prigionieri migliorarono.

Nel Natale del 1943, non furono ripetuti i “regali” bestiali degli anni precedenti. Molti prigionieri ebbero la possibilita’ di ricevere  pacchi dalle famiglie che condivisero con gli altri prigionieri anche ebrei. In diversi  blocchi, i prigionieri organizzarono una cena della vigilia di Natale.

L’atmosfera dell’ultima vigilia di Natale nel Campo del 1944 fu completamente diversa. La fine del Terzo Reich era vicina. A mezzanotte il prigioniero sacerdote Wladyslaw Grohs de Rosenburg, con la tacita approvazione del capo blocco, celebro’ la messa di mezzanotte.

Le donne del Campo di Birkenau prepararono la vigilia di Natale per i bambini dell’ospedale. Con del materiale fornito da un prigioniero, cucirono circa 200 giocattoli. Due pezzettini di zucchero o caramelle furono attaccati a ciascun giocattolo. In ogni regalo venne scritto il nome e il cognome del bambino. La vigilia di Natale furono consegnati da un prigioniero vestito da Babbo Natale.

Nel Natale 1944, Leokadia Szymańska, che era impiegata presso l’ospedale del Campo, cuci’  un piccolo albero di Natale dove furono poste delle piccole bandierine e l’aquila polacca. L’albero oggi si trova nelle Collezioni del Museo Statale di Auschwitz.

Fot. auschwitz.org

Il 27 gennaio 1945, i prigionieri ricevettero la libertà per cui avevano pregato durante ciascuna delle cinque vigilie di Natale.

Fonte: auschwitz.org

„L’infanzia è credere che con un albero di Natale e tre fiocchi di neve tutta la terra viene cambiata”.

(André Laurendeau, Viaggio nel paese dell’infanzia, 1960)

 

Giacomo, Enrica e la piccola Virginia Terracina

Giacomo Terracina (detto Ciccio) era nato il 28 ottobre 1915 a Roma. Sportivo, giocava nella nazionale italiana di pallavolo ed era considerato un ottimo giocatore.

Si sposo’ con Enrica Di Segni nata a Roma il 27 maggio 1925, che diede alla luce la loro prima figlia Virginia il 2 giugno 1943.

Dopo pochi mesi dalla nascita mamma e bimba furono arrestate durante la razzia del 16 ottobre 1943 nel ex ghetto di Roma. Giacomo, che non si trovava in quel momento in casa, saputo dell’arresto le raggiunse nel disperato tentativo di salvarle. Venne anche lui arrestato.

Il 18 ottobre furono caricati alla stazione Tiburtina su un vagone piombato e diretti verso il Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau.

Nel convoglio di 18 vagoni furono rinchiuse 1.023 persone, la maggioranza fu uccisa immediatamente all’arrivo a Birkenau il 23 ottobre 1943, tra loro la piccola Virginia di soli 4 mesi. Il suo papa’ e la sua mamma morirono nei mesi successivi.

Una giovane famiglia il cui sogno fu spezzato per sempre dalla mano assassina nazista fascista.

Oggi, in via del Tempio 4 a Roma si trovano davanti alla casa dove abitavano le tre pietre d’inciampo in loro ricordo.

In particolare oggi e’ importante „inciampare” su queste pietre al fine di ricordarci di cosa e’ capace l’uomo. Trasformare la Memoria emotiva in voglia di conoscenza. Attraverso lo studio della storia dobbiamo capire quali furono i segnali e motivi (tutti sbagliati e non condivisibili) che portarono a questo, cosi’ da saperli riconoscere nel nostro presente e poter indirizzare il nostro futuro nella giusta direzione. La “Memoria dinamica”.

“È accaduto, quindi potrebbe accadere di  nuovo…”  (Primo Levi).

Il luogo di arrivo del primo trasporto italiano da Roma del 23 ottobre 1943

Fonti: Cdec, Fondazione Museo della Shoah Roma

Arbeit macht frei

“[…]Se il fascismo avesse prevalso, l’Europa intera si sarebbe trasformata in un complesso sistema di campi di lavoro forzato e di sterminio, e quelle parole, cinicamente edificanti, si sarebbero lette sulla porta di ingresso di tutte le officine e di tutti i cantieri.[…]” Primo Levi

“[…]Siamo rimasti scioccati dal cinismo dei tedeschi. Hanno scritto “il lavoro rende liberi”, ma noi abbiamo capito subito vedendolo con i nostri occhi che il lavoro ad Auschwitz era il mezzo per uccidere.  Così presto abbiamo messo insieme il detto “Arbeit Macht Frei durch den Schornstein”, cioè “il lavoro rende liberii [verso l’uscita] attraverso il camino”. La frase  “Arbeit macht frei” era per noi un simbolo dell’inferno.[…]” Kazimierz Albin

“[…]Sono passato attraverso il cancello del campo. Sì, ora ho capito l’iscrizione sul cancello! Oh sì, davvero … il lavoro libera … ti libera dal Campo..  dalla tua  coscienza, io l’ho appena sperimentato. Libera l’anima dal tuo corpo guidandolo verso il crematorio[…] “. Witold Pilecki

“[…]Quando ho visto la scritta “Arbeit macht frei”, ho pensato che non sarebbe stato male, perché non temevo il lavoro e probabilmente sarei stata liberata presto. Aiutavo i miei nonni nella raccolta del fieno[…]”. Zofia Posmysz-Piasecka

 

Ogni persona ha il suo nome…

1.300.000 deportati nel Campo di Auschwitz, 1.100.000 uccisi; 6.000.000 di Ebrei  uccisi per mano nazista…  questo sentiamo quando si parla di Shoah.

Non numeri, ma persone che come noi avevano un nome e cognome. Di molti non si conoscono piu’ nemmeno quelli. Scomparsi per sempre.

Intere famiglie e comunita’ furono cancellate dalla mano assassina nazista e quindi  nessuno potra’ mai dire: manca questa persona oppure quella.

Lo sappiamo – OGNI PERSONA HA IL SUO NOME.

Nel blocco 27 del Campo di Auschwitz I e’ presente un libro di alcuni metri con circa 4 milioni di nomi e cognomi.

Quante storie, vite,  sogni e progetti racchiusi in quelle pagine e in quei pochi metri. Leggerli tutti puo’ sembrare o forse lo e’ impossibile ma ognuno di loro meriterebbe di essere ricordato con il suo nome e cognome.

Oggi, durante la visita ho raccontato e abbiamo ricordato alcuni di loro:

Irina Di Veroli (nonna Rina), Fatina Sed, Settimia Spizzichino con la sorella Giuditta, Servadio Moscato (zi Moro), Raimondo Di Neris, Piero Terracina, Shlomo Venezia, Leone Di Veroli, Rubino Romeo Salmoni, Ida Marcheria, Primo Levi, Liana Millu, Arminio Wachsberger, Lilly Jacob, Andra Bucci, Tatiana Bucci, Sami Modiano, Alberto Sed, Lello di Segni, Ewa Mozez Kor, Ginette Kolinka e anche tutti coloro che scesi dal treno immediatamente furono inviati alle camere a gas ed uccisi. I „Sommersi”.

„OGNI PERSONA HA IL SUO NOME”