Ogni persona ha il suo nome…

1.300.000 deportati nel Campo di Auschwitz, 1.100.000 uccisi; 6.000.000 di Ebrei  uccisi per mano nazista…  questo sentiamo quando si parla di Shoah.

Non numeri, ma persone che come noi avevano un nome e cognome. Di molti non si conoscono piu’ nemmeno quelli. Scomparsi per sempre.

Intere famiglie e comunita’ furono cancellate dalla mano assassina nazista e quindi  nessuno potra’ mai dire: manca questa persona oppure quella.

Lo sappiamo – OGNI PERSONA HA IL SUO NOME.

Nel blocco 27 del Campo di Auschwitz I e’ presente un libro di alcuni metri con circa 4 milioni di nomi e cognomi.

Quante storie, vite,  sogni e progetti racchiusi in quelle pagine e in quei pochi metri. Leggerli tutti puo’ sembrare o forse lo e’ impossibile ma ognuno di loro meriterebbe di essere ricordato con il suo nome e cognome.

Oggi, durante la visita ho raccontato e abbiamo ricordato alcuni di loro:

Irina Di Veroli (nonna Rina), Fatina Sed, Settimia Spizzichino con la sorella Giuditta, Servadio Moscato (zi Moro), Raimondo Di Neris, Piero Terracina, Shlomo Venezia, Leone Di Veroli, Rubino Romeo Salmoni, Ida Marcheria, Primo Levi, Liana Millu, Arminio Wachsberger, Lilly Jacob, Andra Bucci, Tatiana Bucci, Sami Modiano, Alberto Sed, Lello di Segni, Ewa Mozez Kor, Ginette Kolinka e anche tutti coloro che scesi dal treno immediatamente furono inviati alle camere a gas ed uccisi. I „Sommersi”.

„OGNI PERSONA HA IL SUO NOME”

74 anni fa. 14 novembre 1943.. L’arrivo ad Auschwitz di 400 donne uomini e bambini da Firenze e Bologna

“Altejudenrampe”. La rampa d’arrivo del convoglio italiano del 14 novembre 1943

Il 14 novembre 1943 con un trasporto del RSHA da Roma giunsero al Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau 400 uomini, donne e bambini ebrei, arrestati a Firenze e Bologna. Dopo la selezione, 13 uomini (con i numeri da 162770 a 162782) e 94 donne (con i numeri  67852 a 67945)  furono registrati nel Campo. Le altre 243 persone furono uccise nelle camere a gas.  (Dal Kalendarium di Danuta Czech).

Il convoglio era partito da Firenze e Bologna il 9 novembre 1943.

Alla liberazione risultava sopravvissuta un’unica deportata: Pelletier Alice (nr. reg. 67861).

Per non dimenticare…

Auguri Piero Terracina! Mazal Tov!

Fot. http://francoforte.italia-altrove.com

Auguri di buon compleanno a Piero Terracina che oggi compie 89 anni.

Piero Terracina e’ nato a Roma il 12 novembre 1928. A seguito di una segnalazione di un delatore (una vita valeva 5.000 lire, questa la tariffa riconosciuta ad un italiano che denunciava un altro italiano di cultura e religione ebraica) viene deportato nel Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz dove arriva il 23 maggio 1944 insieme  ai genitori, la sorella Anna, i fratelli Cesare e Leo, lo zio Amedeo e il nonno Leone David.

Degli 8 componenti della sua famiglia, Piero Terracina sarà l’unico a fare ritorno in Italia.

“La Memoria non è il ricordo. Il ricordo si esaurisce con la fine della persona che ricorda quello che ha vissuto. La Memoria è come un filo che va dal passato al presente ma poi deve raggiungere anche il futuro. Quindi il futuro è condizionato dal passato e soltanto se faremo memoria e la trasmetteremo poi alle nuove generazioni, soltanto così possiamo sperare che il passato non torni.”    Piero Terracina 

Instancabile Testimone della Shoah soprattutto nelle scuole e fra i giovani italiani e’ diventato un importante punto di riferimento per piu’ generazioni di studenti.

Un valore aggiunto anche per noi educatori impegnati ogni giorno nel racconto di quanto accadde nel piu’ grande centro di sterminio degli ebrei provenienti dai vari paesi europei di Auschwitz – Birkenau.

Ma oggi e’ il suo compleanno!

Mazal Tov Piero!

Voi che sapete…

O voi che sapete
sapevate che la fame fa luccicare gli occhi
che la sete li offusca

O voi che sapete
sapevate che si può vedere sua madre morta
e restare senza lacrime

O voi che sapete
sapevate che al mattino si vuole morire
che alla sera si ha paura

O voi che sapete
sapevate che un giorno è più di un anno
un minuto più di una vita

O voi che sapete
sapevate che le gambe sono più vulnerabili degli occhi
i nervi più duri delle ossa
il cuore più solido dell’acciaio

sapevate che le pietre del camino non piangono
che c’è una sola parola per lo spavento
una sola parola per l’angoscia

sapevate che la sofferenza non ha limiti
l’orrore non ha frontiere

Lo sapevate
voi che sapete

Charlotte Delbo „ Nessuno di noi ritornerà. Auschwitz e dopo”. Vol. 1

Editore: Il Filo di Arianna

 

Charlotte Delbo, fu arrestata nel marzo del 1942 dai tedeschi insieme al marito che venne fucilato subito dopo la cattura. Lei, dopo un breve periodo in carcere, il 23 gennaio 1943 venne deportata con altre 229 donne prima ad Auschwitz-Birkenau e poi a Ravensbrück. Attraverso le sue opere ha lasciato una grande testimonianza di vita e di resistenza.

 

 

 

“Solo l’Amore Crea”

San Massimiliano Kolbe Fot. https://it.zenit.org

Il 14 agosto il mondo cattolico ricorda la figura di San Massimiliano Kolbe, Sacerdote Francescano arrestato nel maggio 1941 dai nazisti ed internato ad Auschwitz. Alla fine del mese di luglio dello stesso anno un uomo del blocco di Kolbe riusci’ a fuggire dal Campo. Per rappresaglia i tedeschi selezionarono dieci persone della stessa baracca per farle morire nel bunker della fame. Quando uno dei dieci condannati, scoppiò in lacrime dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspettava, Kolbe uscì dalle file dei prigionieri e si offrì di morire al suo posto. Dopo 2 settimane il 14 agosto 1941, senza acqua né cibo nel bunker, visto che quattro dei dieci condannati, tra cui Kolbe, erano ancora vivi, furono uccisi con una iniezione di acido fenico.

Il 15 agosto 1941 festa dell’Assunzione, il corpo di padre Kolbe fu bruciato nel forno crematorio e le sue ceneri furono sparse nel vento.

Una volta, profeticamente, San Massimiliano Kolbe aveva detto:

“Vorrei essere come polvere per viaggiare con il vento e raggiungere ogni parte del mondo e predicare la Buona Novella.”

Con il suo martirio, disse Giovanni Paolo II, egli ha riportato «la vittoria mediante l’amore e la fede, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo».

Frammento della testimonianza di Bruno Borgowiec nr. di registrazione nel Campo 1192 che era impiegato nel blocco della Morte.

„Il blocco numero 13, (poi divenuto Blocco 11, in seguito ad un cambio di numerazione del campo), era situato nella parte destra del campo, circondato da un muro alto sei metri. Nel sotterraneo (bunker) v’erano delle celle, mentre a pianterreno aveva stanza la Compagnia di disciplina. Alcune celle del sotterraneo avevano delle finestrine e delle brande, altre ne erano sprovviste e buie. Ebbene, ad una di queste celle condussero i dieci prigionieri del blocco n°14. Chiudendo, le guardie gridarono sghignazzando: «Vi seccherete come tulipani». Da quel giorno, gli infelici non ebbero alcun cibo. Ogni giorno le guardie, facendo le visite di controllo, ordinavano di portare via i cadaveri di coloro che erano morti nel corso della notte. Nei momenti di assenza delle guerdie, scendevo nel sotterraneo per conversare e consolare i compagni. Le calde preghiere e gli inni alla ss Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Mi sembrava di essere in chiesa: padre Massimiliano Kolbe incominciava, e tutti gli altri rispondevano. Qualche volta erano cosi’ immersi nella preghiera, che non si accorgevano della venuta delle guardie per la solita visita. Finalmente, alle grida di queste, le voci si spegnevano. Quale martirio abbiano dovuto sostenere i prigionieri condannati ad una morte cosi’ atroce, lo attesta il fatto che i secchi (latrine) erano sempre vuoti e asciutti, dal che conviene arguire che i disgraziati bevevano, per la sete, la propria urina. Siccome i prigionieri erano gia’ molto indeboliti, ormai le preghiere si recitavano solo sotto voce. Ad ogni ispezione, mentre gia’ quasi tutti giacevano sul pavimento, si vedeva padre Kolbe in piedi o in ginocchio in mezzo a loro: con sguardo sereno fissava coloro che entravano […].

Cosi’ trascorsero due settimane. I prigionieri erano morti l’uno dopo l’altro, e, dopo due settimane, ne erano rimasti ancora solo 4, tra cui anche padre Kolbe. Alle autorita’ sembrava che la cosa si protraesse troppo a lungo: la cella era necessaria per altre vittime. Percio’, il 14 agosto 1941, condussero nel bunker il criminale tedesco Boch, dell’ospedale, che fece a tutti delle iniezioni endovenose di acido fenico nel braccio sinistro. Vidi padre Kolbe, con la preghiera sulle labbra, porgere il braccio al carnefice. Non riuscii a sopportarlo. Con il pretesto di dover lavorare in ufficio, andai fuori. Appena uscirono le SS ed il carnefice, ritornai nella cella. Vi trovai Padre Massimiliano Kolbe seduto, appoggiato al muro, con gli occhi aperti e la testa china verso un lato. Il suo viso, sereno e puro, era raggiante […].”

Bruno Borgowiec

RIP Yisrael Kristal

Fot. http://jewishnews.timesofisrael.com

Oggi il quotidiano israeliano Haaretz riferisce che nella citta’ di Haifa e’ deceduto Yisrael Kristal, un sopravvissuto al Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau. Aveva 113 anni ed era l’uomo piu’ anziano del mondo. Un’altra candela della Memoria che purtroppo si spegne e ci fa capire quanto sia importante per tutti noi mantere viva la Memoria.

Era nato il 15 settembre 1903, nel comune di Zarnow, in Polonia. Si trasferì a Lodz nel 1920 per lavorare nella fabbrica di dolci di proprieta’ della famiglia. Gesti’ l’attività fino a quando i nazisti rinchiusero tutti gli ebrei di Lodz nel ghetto, dove i suoi due figli morirono. Nel 1944 fu deportato insieme alla moglie ad Auschwitz. Solo lui riusci’ a sopravvivere.

Nel 1950 si trasferì a Haifa con la seconda moglie e il figlio, ritornando a lavorare nel settore dei dolciumi. Oltre al figlio e alla figlia, Kristal aveva numerosi nipoti e pro-nipoti.

Lo scorso anno,  in occasione dei suoi 113 anni, insime a circa 100 membri della sua famiglia ha celebrato il suo bar mitzvah; non lo aveva potuto fare un secolo fa a causa degli eventi tragici legati alla prima guerra mondiale.

Che la terra Ti sia lieve.

 

Il vento colpa non ne ha… pero’ lui sa la verita’…

Foto MA

“Andando di blocco in blocco, io e Josef siamo passati vicino alla Rampa, dove contemporaneamente stava arrivando un trasporto dalla Francia, un trasporto di bambini. […] Strada facendo vedevamo vestitini e scarpette, tutto quello che potevano avere quelle povere creature: bamboline fatte con gli stracci e qualche balocco; ma di bambini non c’era presenza. Domandai a Josef dove fossero. Mi disse guardando il fuoco e il fumo dei crematori: «Eccoli! Stanno uscendo…» “.

Frammento della testimonianza tratta dal libro:

Rubino Romeo Salmonì  “Ho sconfitto Hitler” 

Piccole Ombre in giro…

“Mamma con bambino ucciso” Autore: Mieczysław Kościelniak Fot. http://auschwitz.org/galeria/sztuka-obozowa-i-poobozowa/

„ Nel cosiddetto reparto maternità , gli zingari aspettavano  di riprendere i loro bambini . La sporcizia e la puzza era insopportabile . I bambini erano come piccole ombre in giro [ … ]. Dopo che i neonati hanno iniziato a piangere , l’infermiera ( anche lei prigioniera ) ha preso una coperta e li ha soffocati. Questo mi ha colpito al cuore . Non la condizione del Campo , non la fame e il dolore , ma quei bambini innocenti ! „

Stanisław Chrulski  KL Auschwitz nr. 8065

2 agosto 1944 – 73° anniversario della liquidazione dello Zigeunerlager – Campo per le famiglie zingare

Il 2 agosto di ogni anno si ricorda  la liquidazione dello „Zigeunerlager” – „Campo delle famiglie zingare” aperto il 26 febbraio 1943 nel settore BIIe di Auschwitz II – Birkenau.  Nella notte tra il 2 e 3 agosto 1944 entreranno nel Campo alcuni autocarri con i quali circa 2.890 uomini, donne e bambini inermi verranno portati nelle camere a gas del crematorio nr. 5 e uccisi con il gas. I corpi poi verranno bruciati all’aperto nelle fosse scavate accanto al crematori, in quanto i forni crematori al momento non erano in funzione.

In generale ad Auschwitz Birkenau morirono circa 21.000 Sinti e Rom provenienti da 12 Stati.

SINTI E ROM NEL CAMPO DI AUSCHWITZ- BIRKENAU PRIMA DELL’APERTURA DELLO ZIGEUNERLAGER.

In base alle liste dei nuovi arrivati conservate nell’archivio del Museo di Auschwitz, risulta che i Rom vennero deportati ad Auschwitz dal 9 luglio del 1941. All’inizio ricevevano i numeri generali del Campo e come motivo dell’arresto erano segnati come asociali. Altre informazioni si hanno attraverso il “libro giornaliero” (Starkebucher) compilato dal gennaio all’agosto 1942 dove veniva annotato il numero dei prigionieri al mattino e alla sera, cosi’ come eventuali decessi; ed anche attraverso i telegrammi all’RSHA riguardanti le fughe, il libro dei prigionieri rinchiusi nel blocco 11 e il registro dell’ospedale.

Importanti informazioni si trovano anche nei registri dei trasporti degli asociali provenienti dal Protettorato di Cechia e Moravia dal 1942 al 1944. Secondo i documenti nei 7 trasporti inviati ad Auschwitz da Brno (tutti nel 1942) risultano presenti anche Sinti e Rom. In totale arrivarono ad Auschwitz 132 Rom. Ad esempio, il trasporto del 7 dicembre 1942 era composto solo da Rom, 60 maschi e 31 femmine. Un gruppo di 93 Rom arrivo’ ad Auschwitz il 3/12/1942 (in base ad una nota dell’ufficiale di giornata). Non si sa il destino di queste persone. Il trasporto non venne registrato nel campo. Molto probabilmente furono uccisi nella camera a gas. Nel gennaio e febbraio del 1943 (28/01/1943 – 16/02/1943) con trasporti provenienti dal sud della Polonia erano presenti anche un certo numero di Rom. In base alla documentazione si puo’ quindi dire che prima dell’apertura dello Zigeunerlager ad Auschwitz erano stati deportati circa 370 Sinti e Rom.

APERTURA DELLO ZIGEUNERLAGER

Il 16 dicembre 1942 con il decreto di Himler “Ordine di Auschwitz” (Auschwitz-Erlass) si ordina la deportazione dei Sinti e Rom tedeschi ad Auschwitz-Birkenau.  Con il documento successivo del 29/01/1943 della RSHA si spiega come organizzare le deportazioni. L’ordine riguardava anche i bambini che inizialmente erano raccolti negli orfanotrofi. Anche loro furono deportati ad Auschwitz Birkenau. Un esempio sono i bambini dell’orfanotrofio di Mulfingen dove circa 40 bambini furono utilizzati dalla dottoressa Eva Justin (collaboratrice del dottor Ritter) per le sue ricerche. Finite le ricerche, furono inviati tutti al Campo di concentramento e centro di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove sopravvissero solo in 4.

Il primo trasporto di Sinti- Rom nel „Campo per famiglie zingare” – „Zigeunerlager” arrivo’ a Birkenau il 26.02.1943. Il Campo non era ancora ultimato e le condizioni per gli internati erano veramente dure. Fu il primo dei 6 settori ultimati nel BII. Era costituito da 32 baracche. Alla destra numeri pari (2 – 32) alla sinistra dispari (1-31). Nella baracca nr. 1 si trovava il magazzino del cibo, nella baracca nr. 2 l’ufficio di lavoro, nella baracca nr. 3 il magazzino dei vestiti, nella baracca nr. 8 la sede del dipartimento politico; nelle baracche 29 e 31 l’asilo nido e il “Kindergarten”; nelle baracche nr. 30 e 32 l’ospedale del Campo “Krankenbau”. Vennero poi aggiunte altre baracche (24-26-28). Le condizioni igieniche erano tragiche, mancanza d’acqua e canalizzazioni. Solo in 3 baracche c’erano i lavandini e in 2 baracche le latrine.

Ad Auschwitz- Birkenau furono deportati Rom e Sinti da tutta l’Europa. Il gruppo piu’ numeroso furono i Sinti e Rom dall’Austria e Germania circa i 2/3 dei deporati (14.000 persone); poi i Sinti e Rom provenienti dal Protettorato di Cechia e Moravia (4.500 persone circa) e 1.300 Rom dalla Polonia occupata. A questa cifra vanno aggiunti circa 1.700 Rom provenienti da Bialistock (Polonia)  che sospettati di tifo non furono registrati ed inviati direttamente nelle camere a gas e uccisi. In generale, fino alla fine del 1943  nello Zigeunerlager furono deportate circa 18.736 persone, nel 1944  circa 2.207 persone. Di queste circa  9.500 furono i bambini al di sotto dei 14 anni e circa 380 furono i bambini nati nel Campo. Nei cosidetti libri del „Campo Zingari” venivano registrati separatamente maschi e femmine. Nel luglio del 1944 prima della liquidazione un prigioniero polacco Tadeusz Joachimowski riusci’ a sotterrare questi libri e a salvarli. Sono scritti quasi 21.000 nomi di Sinti e Rom di provenienza di tutta Europa, la maggioranza di loro uccisa nel Campo.

Nel 1993 e’ stato pubblicato dal Museo di Auschwitz il libro dal titolo: “Libro della Memoria dei Sinti e Rom nel Campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau” con  presenti tutti i 21.000 nomi.

Poesia di Alexian Santino Spinelli incisa sul Roma Memorial di Berlino

Auschwitz

Muj shukho                                 Faccia incavata
Jakha kale                                    Occhi oscurati
Wust shurde..                             Labbra fredde..
Kwite..                                            Silenzio..
Jilo cindo                                      Cuore strappato
Bi dox                                             Senza fiato
Bi lav                                               Senza parole
Nikht rovibe                                Nessun pianto

Roma Memorial di Berlino

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73° anniversario della Rivolta di Varsavia

Oggi ricorre il 73esimo anniversario della Rivolta di Varsavia. Tra il 1º agosto ed il 2 ottobre 1944 l’intera citta’ combatté contro le truppe tedesche di occupazione allo scopo di liberare la città di Varsavia prima dell’arrivo dell’esercito sovietico giunto ormai alle porte della citta’. Purtroppo l’insurrezione falli’, spietatamente schiacciata dalle forze tedesche. Come rappresaglia, Varsavia fu bombardata e rasa al suolo quasi totalmente, molte furono le vittime e circa 13.000 cittadini furono deportati per rappresaglia nel Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz Borkenau. Tra loro intere famiglie e tanti bambini.

Come ogni anno, anche oggi alle 17.00 (ora di inzio della rivolta) al fine di ricordare  hanno suonato in tutta la Polonia le sirene.