Non fareste anche voi altrettanto?

…”Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all’alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare?”….

Primo Levi “Se questo e’ un uomo” Ultima notte nel Campo di Fossoli di Carpi

 

Foto: barattolo di borotalco per bambini (Olanda)

Oggetti dalla collezione della “Foundation of Memory Sites near Auschwitz-Birkenau” http://www.auschwitz-podobozy.org/

Foto @guida-auschwitz Michele Andreola

 

Buon compleanno a Liliana Segre

Liliana Segre con il papa' Alberto
Liliana Segre con il papa’ Alberto

…”Il mio racconto vuole essere sempre un monito per i ragazzi, perché diventino forti e sappiano fare le scelte giuste. Imparino a non ascoltare quello che grida più forte, anche se spesso è più facile, ma abbiano, invece, molta fiducia in sé stessi. Perché io ho sperimentato la forza che si può avere, anche nei momenti più duri, per andare avanti – ‘una gamba davanti all’altra’ – senza lasciarsi andare”.

Liliana Segre

MAZAL TOV!!  AUGURI DI BUON COMPLEANNO 

 

 

 

 

 

6 agosto 1944 destinazione Auschwitz Birkenau

Il 6 agosto 1944 giunse ad Auschwitz un trasporto con circa 300 ebrei italiani partito dal Campo di transito di Fossoli di Carpi Modena il 2 agosto.

23 donne  e 80 uomini furono registrati nel Campo.

I restanti  uomini, donne e bambini furono immediatamente all’arrivo inviati alle camere a gas ed uccisi con il gas.

In questo trasporto si trovava Bruna Teresa Uggeri, figlia di Pietro Uggeri e Livia Curiel.

Era nata  a Milano il 21 maggio 1940.

L’otto novembre 1943 venne arrestata con la mamma e rinchiusa nel carcere di San Vittore a Milano.

Partita dall’Italia il 2 agosto 1944, insieme alla sua mamma vennero  all’arrivo ad Auschwitz immediatamente inviate alle camere a gas ed uccise con il gas.

 6 agosto 1944 Bruna Teresa di soli 4 anni  

viene assassinata dai  nazisti 

L’identità di un bambino assassinato ad Auschwitz è stata scoperta grazie ad una scritta fatta a mano all’interno di una scarpa.

Durante i lavori di conservazione delle scarpe che fanno parte dell’esposizione permanente al Memoriale di Auschwitz, all’interno di una scarpa da bambino il personale del Museo ha scoperto un’iscrizione fatta a mano che mostra il nome e il cognome di un bambino e il numero assegnatogli quando i tedeschi lo deportarono ad Auschwitz per essere assassinato dal ghetto di Theresienstadt vicino a Praga il 4 ottobre 1944.

Scarpa di Amos Steinberg dove e’ stata ritrovata la scritta. Foto Museo Statale Auschwitz Birkenau www.auschwitz.org

L’iscrizione rivela che il nome del ragazzo era Amos Steinberg. Era nato il 26 giugno 1938 e viveva a Praga.

Poco dopo il suo quarto compleanno nel 1942, Amos fu imprigionato con i genitori Ludwig e Ida nel ghetto di Theresienstadt vicino a Praga.

Fu deportato ad Auschwitz insieme a sua madre nello stesso trasporto il 4 ottobre 1944.

Secondo il Memoriale di Auschwitz, è probabile che entrambi siano stati assassinati nella camera a gas all’arrivo immediatamente dopo la selezione.

Sempre in base alle fonti del Museo e documentazione si e’ scoperto che il padre venne deportato ad Auschwitz con un altro trasporto ed il 10 ottobre 1944 trasferito a Dachau. Fu liberato nel Sottocampo di Kaufering.

Scarpa di Amos Steinberg. Foto Museo Statale di Auschwitz Birkenau www.auschwitz.org

Durante gli stessi lavori di conservazione, in un’altra scarpa, sono stati ritrovati documenti in ungherese contenenti informazioni su persone che erano state deportate al Campo.

Hanna Kubik del dipartimento delle collezioni del Museo ha dichiarato: “Questa scoperta è molto preziosa e interessante, perché i documenti sono in buone condizioni.

“Mostrano le date (1941 e 1942), i nomi delle persone, le loro firme scritte a mano.”

Inoltre ha aggiunto: “Alcuni sono documenti ufficiali; c’è anche un frammento di carta con i nomi Ackermann, Bravermann e Beinhorn.

“Queste persone furono probabilmente deportate ad Auschwitz nella primavera o nell’estate del 1944 durante lo sterminio degli ebrei ungheresi”.

Documenti ritrovati. Foto Museo Statale di Auschwitz Birkenau www.auschwitz.org

Questi ritrovamenti sono la conferma che cio’ che vediamo nel blocco nr. 5 “La prova del crimine” non sono oggetti ma rappresentano storie e persone.

Ancora oggi dopo quasi 80 anni ci “raccontano” la loro storia.

Il nostro dovere guardarli ed ascoltarli.

Nota storica:

In totale, i tedeschi inviarono 24 trasporti di oltre 46.000 ebrei dal ghetto di Theresienstadt ad Auschwitz.

Il numero totale di ebrei ungheresi inviati ad Auschwitz nel 1944 era di circa 430.000.Immediatamente dopo l’arrivo, 325-330.000 persone furono uccise nelle camere a gas, o oltre il 75% degli ebrei deportati dall’Ungheria.

 

Fonte Museo Statale Auschwitz Birkenau  www.auschwitz.org

Foto Museo Statale Auschwitz Birkenau www.auschwitz.org

Josef (Ossi) Stojka ad Auschwitz-Birkenau Z-5741

„Mio fratello Ossi non era un criminale, era  un semplice bambino Rom.”   Karl Stojka 

Josef Stojka “Ossi”

Dal Kalendarium Danuta Czech si legge:  “Il 31 marzo 1943 e’ arrivato ad Auschwitz un trasporto di Rom proveniente da Vienna e dal campo di Lakkenbach. 182 uomini ricevono i numeri da Z5612 a Z-5793 e 256 donne e bambine i numeri da Z-6211 a Z-6466”.

Josef (Ossi) Stojka con la sua mamma e i suoi  fratelli e sorelle erano in questo trasporto e furono rinchiusi nel “Campo per le famiglie zingare” –  Zigeunerlager a Birkenau.

Ossi era il piu’ piccolo, morira’ di tifo il 18 maggio 1944. Il resto della famiglia riuscira’ a sopravvivere.

«Noi Rom e Sinti siamo come i fiori di questa terra.

Ci possono calpestare,

ci possono eradicare, gassare,

ci possono bruciare,

ci possono ammazzare –

ma come i fiori noi torniamo comunque sempre…»

Karl Stojka

Ritrovata la divisa del Campo di un bambino Ebreo

Fot. http://auschwitz-podobozy.org

La parola „bambino” non puo’ essere associata alla parola „prigioniero”.

Durante la seconda guerra mondiale, per i nazisti tedeschi un bambino di una famiglia polacca, ebrea, rom, cattolica, ortodossa poteva essere anche un prigioniero e vittima del sistema criminale.

„Nella raccolta degli oggetti storici di cui si prende cura la nostra Fondazione della Memoria dei luoghi collegati ad Auschwitz-Birkenau (Fundacja Pobliskie Miejsca Pamięci Auschwitz-Birkenau , c’è un elemento speciale e significativo legato al Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz- Birkenau, la parte di una piccola divisa del Campo di un bambino con la toppa numerata e la stella di Davide[…]” – ha dichiarato Agnieszka Molenda, Presidente della Fondazione

Sfortunatamente, si e’ conservata solo la parte superiore.

Sulla toppa c’è una stella di Davide realizzata con un triangolo rosso e uno giallo dipinto, purtroppo il numero di registrazione del bambino non è più presente. La dimensione della toppa è stata adattata alle minuscole dimensioni della divisa ed è significativamente più piccola rispetto alle toppe fatte per gli adulti.

L’uniforme è stata trovata a Brzeszcze, durante la demolizione di una vecchia casa di legno; era in soffitta, incastrata sotto una trave di sostegno del tetto. Purtroppo, e’ stata trovata nella parte dell’edificio in cui il tetto era parzialmente rovinato, motivo per cui solo una parte della divisa si e’ conservata  fino ad oggi.

„[…]Probabilmente apparteneva ad un bambino ebreo, salvato dal Campo subito dopo la liberazione. Il 27 gennaio 1945, i russi liberando il complesso di Auschwitz trovarono circa 500 bambini nel Campo. Gli abitanti delle città vicine si affrettarono ad aiutare i sopravvissuti. Molto spesso accolsero nelle loro case, bambini malnutriti e malati, senza badare a nazionalità o religione. Cercarono di salvarne il maggior numero possibile, di curarli, dar loro da mangiare, mantenerli in vita nei loro primi momenti di libertà. Volevano mostrare loro calore ed amore famigliare, farli sentire bambini e non più prigionieri.

Per ora non conosciamo il destino del bambino che fu obbligato ad indossare questa divisa, né il destino della famiglia che ha cercato di riportare il bambino alla vita normale” – prosegue Agnieszka Molenda, presidente della Fondazione  

La parola „bambino” non puo’ essere associata alla parola „prigioniero”.

Vedendo queste immagini si prova un grande dolore.

Questo dolore per quanto mi riguarda e’ amplificato dal fatto che purtroppo ancora oggi tanti bambini nel mondo sono „prigionieri”.

Alcuni indossano una divisa e sono uccisi dall’umana mano assassina nelle tante guerre che si stanno combattendo;

altri pur non indossando alcuna divisa vengono uccisi per fame, la sete e le malattie dalla mano assassina dell’indifferenza del Mondo.

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Insieme per sempre… la notte del 2 agosto 1944 nel Campo delle famiglie zingare a Birkenau

Fot. http://auschwitz.org/

Helene Hannenmann era una donna tedesca ariana sposata con Johann violinista Rom. Dal loro matrimonio nacquero cinque bambini, due dei quali gemelli.

Quando nel maggio del 1943 la polizia tedesca entrò nel loro appartamento a Berlino per portare via suo marito e i cinque figli, non esitò e decise di restare con loro.

I nazisti deportarono l’intera famiglia nel Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau. Una volta arrivati al Campo furono rinchiusi nella sezione BIIe di Auschwitz II-Birkenau, lo Zigeunerlager, il “Campo delle famiglie zingare”.

Alla signora Hannemann, di origine tedesca ariana, fu assegnato un lavoro presso il Kindergarten. Nel “Campo delle famiglie zingare”, il dottor Mengele ordinò il cosiddetto Kindergarten una sorta di asilo nido e scuola materna, in cui furono inclusi bambini sotto i 6 anni, compresi quelli oggetto del suo interesse. Molti bambini della scuola materna furono vittime dei suoi esperimenti.

Helene Hannemann, ottenne una promessa personale dal Dr. Mengele che lei e i suoi cinque figli sarebbero stati salvati.

Quando gli uomini delle SS arrivarono alla sezione BIIe con l’obiettivo di procedere alla sua liquidazione nella fatidica notte del 2 agosto 1944, Helene si nascose con i figli nel Kindergarten.

Una volta ultimata l’uccisione di piu’ di 2.800 persone, le SS continuarono ad ispezionare ognuna delle baracche dello Zigeunerlager alla ricerca di eventuali prigionieri nascosti all’interno.

Quando arrivarono al Kindergarten, trovarono tremanti di paura e terrorizzati Helene con i suoi cinque figli.

Le SS offrirono a Helene l’opportunità di salvarsi, era tedesca, non doveva morire, ma le imposero una condizione terribile, che se ne andasse sola lasciando i suoi figli.

Senza esitare si rifiutò e con i suoi cinque figli morì il 2 agosto 1944 in una camera a gas di Birkenau.

I cinque figli e il marito di Helene avevano commesso un solo crimine per i nazisti, erano nati „Rom”.

 

Fonti: www.auschwitz.org

E’ accettabile essere considerati colpevoli in quanto nati?

Fot. Carlo Beolchi

[…] Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all’alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare. […]

Primo Levi “Se questo e’ un uomo”

Nel blocco numero 6 ad Auschwitz I l’ultima stanza e’ dedicata ai bambini. Passando davanti ai vestitini, alle scarpine degli innocenti piu’ innocenti di tutti,  mi viene sempre alla mente questo pensiero di Primo Levi nel racconto dell’ultima notte nel Campo di Fossoli prima della partenza verso Auschwitz.

Per la mano assassina nazista, l’unica colpa di questi bambini era quella di essere nati.

E’ accettabile essere considerati colpevoli in quanto nati?

 

Fot. Carlo Beolchi

 

Natale nel Campo di Auschwitz. Il ricordo dei prigionieri.

Vigilia del 1940 – Autore Władysław Siwek fot. auschwitz.org

Cinque furono le festivita’ natalizie celebrate dietro il filo spinato del Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz – Birkenau. Furono tutte segnate da eventi tragici che saranno ricordati per sempre da tutti coloro che hanno vissuto l’inferno del Campo.

Oggi, i ricordi di quelle vigilie di Natale, raccolte dopo la guerra, si trovano negli archivi del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau. Rivelano la tragedia vissuta dai prigionieri e l’immensa crudeltà dei nazisti.

Una delle più tragiche vigilie di Natale, fu la prima dietro il filo spinato del Campo – il 24 dicembre 1940.

Sul piazzale degli appelli, i nazisti allestirono un albero di Natale illuminato con luci elettriche. Sotto l’albero  furono posti i corpi di prigionieri morti durante il lavoro oppure congelati durante il lungo appello. L’ ex deportato Karol Świętorzecki nella sua testimonianza ricordava che il Lagerführer Karl Fritzsch disse a tutti i prigionieri che  i cadaveri sotto l’albero erano un  “regalo” per i vivi e proibì canti natalizi polacchi.

Un anno dopo, nel 1941, i tedeschi “organizzarono” una simile tragica vigilia di Natale. I nazisti uccisero circa 300 prigionieri di guerra sovietici impiegati nella costruzione del Campo di Birkenau.

L’ex deportato Ludwik Kryński ricordava che dopo l’appello  e la cena delle SS alle ore 18.00 ebbe luogo un altro appello. Nel gelo i prigionieri furono costretti ad ascoltare la preghiera di Papa Pio XII in lingua tedesca. Morirono 42 persone. Vedendo questo, molti prigionieri crollarono mentalmente.

Nel 1942, ad Auschwitz II – Birkenau, sotto l’albero di Natale del Campo femminile i nazisti ordinarono di deporre i corpi degli uomini uccisi nel Campo.

Ricordava l’ex prigioniera Krystyna Aleksandrowicz  che nel 1942 i nazisti allestirono un albero di Natale nel Campo femminile. Ordinarono poi agli uomini di portare con le loro giacche la terra necessaria per piantarlo. Chi ne portava poca veniva immediatamente ucciso con un colpo di pistola. L’intero gruppo di cadaveri venne poi posto sotto l’albero.

Nel novembre del 1943 Arthur Liebehenschel divenne il nuovo comandante del Campo. Le condizioni per i prigionieri migliorarono.

Nel Natale del 1943, non furono ripetuti i “regali” bestiali degli anni precedenti. Molti prigionieri ebbero la possibilita’ di ricevere  pacchi dalle famiglie che condivisero con gli altri prigionieri anche ebrei. In diversi  blocchi, i prigionieri organizzarono una cena della vigilia di Natale.

L’atmosfera dell’ultima vigilia di Natale nel Campo del 1944 fu completamente diversa. La fine del Terzo Reich era vicina. A mezzanotte il prigioniero sacerdote Wladyslaw Grohs de Rosenburg, con la tacita approvazione del capo blocco, celebro’ la messa di mezzanotte.

Le donne del Campo di Birkenau prepararono la vigilia di Natale per i bambini dell’ospedale. Con del materiale fornito da un prigioniero, cucirono circa 200 giocattoli. Due pezzettini di zucchero o caramelle furono attaccati a ciascun giocattolo. In ogni regalo venne scritto il nome e il cognome del bambino. La vigilia di Natale furono consegnati da un prigioniero vestito da Babbo Natale.

Nel Natale 1944, Leokadia Szymańska, che era impiegata presso l’ospedale del Campo, cuci’  un piccolo albero di Natale dove furono poste delle piccole bandierine e l’aquila polacca. L’albero oggi si trova nelle Collezioni del Museo Statale di Auschwitz.

Fot. auschwitz.org

Il 27 gennaio 1945, i prigionieri ricevettero la libertà per cui avevano pregato durante ciascuna delle cinque vigilie di Natale.

Fonte: auschwitz.org

„L’infanzia è credere che con un albero di Natale e tre fiocchi di neve tutta la terra viene cambiata”.

(André Laurendeau, Viaggio nel paese dell’infanzia, 1960)

 

L’arrivo ad Auschwitz di Giovanna Ester Costantini

74 anni fa, l’11 dicembre 1943 nel Campo di concentramento e Centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz Birkenau arrivo’ un trasporto del RSHA dall’Italia.

Il convoglio fu composto da vagoni piombati provenienti dal binario 21 della stazione centrale di Milano, dalla stazione di Verona e da Trieste. Al loro interno furono rinchiusi circa 600 ebrei arrestati in varie province del nord Italia tra le quali Varese, Como, Milano, Verona e Trieste.

Dopo la selezione, 61 uomini e 35 donne furono registrati nel Campo, le altre 504 persone furono immediatamente inviate all’arrivo alle camere a gas ed uccise con il gas. Di questo trasporto torneranno in Italia solo 14 persone.

Giovanna Ester Costantini nata il 18 luglio 1935 (8 anni) F.to http://digital-library.cdec.it/cdec-web/

Nel convoglio era presente la piccola Giovanna Ester Costantini nata il 18 luglio 1935 a Milano di solo 8 anni.

Venne arrestata insieme alla famiglia il 26 novembre 1943 a Venegono (prov. Varese) e rinchiusa prima nel carcere di Varese e poi trasferita in quello di Milano.

Parti’ con la mamma Nella Sara Terracini, il papa’ Cesare Augusto Benedetto Costantini e lo zio Roberto Costantini il 6 dicembre 1943 dal binario 21 della stazione centrale di Milano e verra’ insieme alla sua mamma uccisa immediatamente all’arrivo ad Auschwitz l’11 dicembre 1943.

Il papa’ e lo zio  registrati nel Campo, morirono alcuni mesi dopo.

Ogni giorno migliaia di visitatori calpestano il luogo della Memoria di Auschwitz ascoltando i racconti delle guide e vedendo foto di persone „Senza Nome”.

Ritengo importante quando possibile dare un nome, un volto e una storia alle tante persone che qui furono uccise solo per avere come colpa l’essere nati.

Come e’ possibile essere considerati „criminali” per nascita?

“È accaduto, quindi potrebbe accadere di  nuovo…”  (Primo Levi).

Fonti: CDEC, Italo Tibaldi „Compagni di viaggio”