Il vento colpa non ne ha… pero’ lui sa la verita’…

Foto MA

“Andando di blocco in blocco, io e Josef siamo passati vicino alla Rampa, dove contemporaneamente stava arrivando un trasporto dalla Francia, un trasporto di bambini. […] Strada facendo vedevamo vestitini e scarpette, tutto quello che potevano avere quelle povere creature: bamboline fatte con gli stracci e qualche balocco; ma di bambini non c’era presenza. Domandai a Josef dove fossero. Mi disse guardando il fuoco e il fumo dei crematori: «Eccoli! Stanno uscendo…» “.

Frammento della testimonianza tratta dal libro:

Rubino Romeo Salmonì  “Ho sconfitto Hitler” 

Piccole Ombre in giro…

“Mamma con bambino ucciso” Autore: Mieczysław Kościelniak Fot. http://auschwitz.org/galeria/sztuka-obozowa-i-poobozowa/

„ Nel cosiddetto reparto maternità , gli zingari aspettavano  di riprendere i loro bambini . La sporcizia e la puzza era insopportabile . I bambini erano come piccole ombre in giro [ … ]. Dopo che i neonati hanno iniziato a piangere , l’infermiera ( anche lei prigioniera ) ha preso una coperta e li ha soffocati. Questo mi ha colpito al cuore . Non la condizione del Campo , non la fame e il dolore , ma quei bambini innocenti ! „

Stanisław Chrulski  KL Auschwitz nr. 8065

2 agosto 1944 – 73° anniversario della liquidazione dello Zigeunerlager – Campo per le famiglie zingare

Il 2 agosto di ogni anno si ricorda  la liquidazione dello „Zigeunerlager” – „Campo delle famiglie zingare” aperto il 26 febbraio 1943 nel settore BIIe di Auschwitz II – Birkenau.  Nella notte tra il 2 e 3 agosto 1944 entreranno nel Campo alcuni autocarri con i quali circa 2.890 uomini, donne e bambini inermi verranno portati nelle camere a gas del crematorio nr. 5 e uccisi con il gas. I corpi poi verranno bruciati all’aperto nelle fosse scavate accanto al crematori, in quanto i forni crematori al momento non erano in funzione.

In generale ad Auschwitz Birkenau morirono circa 21.000 Sinti e Rom provenienti da 12 Stati.

SINTI E ROM NEL CAMPO DI AUSCHWITZ- BIRKENAU PRIMA DELL’APERTURA DELLO ZIGEUNERLAGER.

In base alle liste dei nuovi arrivati conservate nell’archivio del Museo di Auschwitz, risulta che i Rom vennero deportati ad Auschwitz dal 9 luglio del 1941. All’inizio ricevevano i numeri generali del Campo e come motivo dell’arresto erano segnati come asociali. Altre informazioni si hanno attraverso il “libro giornaliero” (Starkebucher) compilato dal gennaio all’agosto 1942 dove veniva annotato il numero dei prigionieri al mattino e alla sera, cosi’ come eventuali decessi; ed anche attraverso i telegrammi all’RSHA riguardanti le fughe, il libro dei prigionieri rinchiusi nel blocco 11 e il registro dell’ospedale.

Importanti informazioni si trovano anche nei registri dei trasporti degli asociali provenienti dal Protettorato di Cechia e Moravia dal 1942 al 1944. Secondo i documenti nei 7 trasporti inviati ad Auschwitz da Brno (tutti nel 1942) risultano presenti anche Sinti e Rom. In totale arrivarono ad Auschwitz 132 Rom. Ad esempio, il trasporto del 7 dicembre 1942 era composto solo da Rom, 60 maschi e 31 femmine. Un gruppo di 93 Rom arrivo’ ad Auschwitz il 3/12/1942 (in base ad una nota dell’ufficiale di giornata). Non si sa il destino di queste persone. Il trasporto non venne registrato nel campo. Molto probabilmente furono uccisi nella camera a gas. Nel gennaio e febbraio del 1943 (28/01/1943 – 16/02/1943) con trasporti provenienti dal sud della Polonia erano presenti anche un certo numero di Rom. In base alla documentazione si puo’ quindi dire che prima dell’apertura dello Zigeunerlager ad Auschwitz erano stati deportati circa 370 Sinti e Rom.

APERTURA DELLO ZIGEUNERLAGER

Il 16 dicembre 1942 con il decreto di Himler “Ordine di Auschwitz” (Auschwitz-Erlass) si ordina la deportazione dei Sinti e Rom tedeschi ad Auschwitz-Birkenau.  Con il documento successivo del 29/01/1943 della RSHA si spiega come organizzare le deportazioni. L’ordine riguardava anche i bambini che inizialmente erano raccolti negli orfanotrofi. Anche loro furono deportati ad Auschwitz Birkenau. Un esempio sono i bambini dell’orfanotrofio di Mulfingen dove circa 40 bambini furono utilizzati dalla dottoressa Eva Justin (collaboratrice del dottor Ritter) per le sue ricerche. Finite le ricerche, furono inviati tutti al Campo di concentramento e centro di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove sopravvissero solo in 4.

Il primo trasporto di Sinti- Rom nel „Campo per famiglie zingare” – „Zigeunerlager” arrivo’ a Birkenau il 26.02.1943. Il Campo non era ancora ultimato e le condizioni per gli internati erano veramente dure. Fu il primo dei 6 settori ultimati nel BII. Era costituito da 32 baracche. Alla destra numeri pari (2 – 32) alla sinistra dispari (1-31). Nella baracca nr. 1 si trovava il magazzino del cibo, nella baracca nr. 2 l’ufficio di lavoro, nella baracca nr. 3 il magazzino dei vestiti, nella baracca nr. 8 la sede del dipartimento politico; nelle baracche 29 e 31 l’asilo nido e il “Kindergarten”; nelle baracche nr. 30 e 32 l’ospedale del Campo “Krankenbau”. Vennero poi aggiunte altre baracche (24-26-28). Le condizioni igieniche erano tragiche, mancanza d’acqua e canalizzazioni. Solo in 3 baracche c’erano i lavandini e in 2 baracche le latrine.

Ad Auschwitz- Birkenau furono deportati Rom e Sinti da tutta l’Europa. Il gruppo piu’ numeroso furono i Sinti e Rom dall’Austria e Germania circa i 2/3 dei deporati (14.000 persone); poi i Sinti e Rom provenienti dal Protettorato di Cechia e Moravia (4.500 persone circa) e 1.300 Rom dalla Polonia occupata. A questa cifra vanno aggiunti circa 1.700 Rom provenienti da Bialistock (Polonia)  che sospettati di tifo non furono registrati ed inviati direttamente nelle camere a gas e uccisi. In generale, fino alla fine del 1943  nello Zigeunerlager furono deportate circa 18.736 persone, nel 1944  circa 2.207 persone. Di queste circa  9.500 furono i bambini al di sotto dei 14 anni e circa 380 furono i bambini nati nel Campo. Nei cosidetti libri del „Campo Zingari” venivano registrati separatamente maschi e femmine. Nel luglio del 1944 prima della liquidazione un prigioniero polacco Tadeusz Joachimowski riusci’ a sotterrare questi libri e a salvarli. Sono scritti quasi 21.000 nomi di Sinti e Rom di provenienza di tutta Europa, la maggioranza di loro uccisa nel Campo.

Nel 1993 e’ stato pubblicato dal Museo di Auschwitz il libro dal titolo: “Libro della Memoria dei Sinti e Rom nel Campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau” con  presenti tutti i 21.000 nomi.

Poesia di Alexian Santino Spinelli incisa sul Roma Memorial di Berlino

Auschwitz

Muj shukho                                 Faccia incavata
Jakha kale                                    Occhi oscurati
Wust shurde..                             Labbra fredde..
Kwite..                                            Silenzio..
Jilo cindo                                      Cuore strappato
Bi dox                                             Senza fiato
Bi lav                                               Senza parole
Nikht rovibe                                Nessun pianto

Roma Memorial di Berlino

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73° anniversario della Rivolta di Varsavia

Oggi ricorre il 73esimo anniversario della Rivolta di Varsavia. Tra il 1º agosto ed il 2 ottobre 1944 l’intera citta’ combatté contro le truppe tedesche di occupazione allo scopo di liberare la città di Varsavia prima dell’arrivo dell’esercito sovietico giunto ormai alle porte della citta’. Purtroppo l’insurrezione falli’, spietatamente schiacciata dalle forze tedesche. Come rappresaglia, Varsavia fu bombardata e rasa al suolo quasi totalmente, molte furono le vittime e circa 13.000 cittadini furono deportati per rappresaglia nel Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz Borkenau. Tra loro intere famiglie e tanti bambini.

Come ogni anno, anche oggi alle 17.00 (ora di inzio della rivolta) al fine di ricordare  hanno suonato in tutta la Polonia le sirene.

Un piccolo raggio nelle tenebre

Siegfried (Viteszlav) Lederer – Fot. https.www.timetoast.com

Circa 800 furono i tentativi di fuga dal complesso di Auschwitz e solo 144 andarono a buon fine. Alcune di queste fughe avevano luogo anche grazie alla complicita’ delle SS. Le evasioni organizzate con la complicita’ delle SS comportavano tuttavia un enorme rischio; dietro ogni aiuto poteva celarsi un tradimento. Non fu il caso di quella dell’Ebreo Siegfried (Viteszlav) Lederer, internato ad Auschwitz dal ghetto di Theresienstadt e aiutato dal caporale SS Viktor Pestek , un Tedesco di origine romena il 5 aprile 1944.

Lederer, travestito da SS (la divisa gli era stata data da Pestek), lascio’ il Campo insieme alla SS Pestek. Riuscirono a raggiungere in treno Praga, eludendo il controllo di frontiera.

Lederer si introdusse nel ghetto di Theresienstadt e informo’ il locale Consiglio degli Anziani del destino che toccava agli ebrei deportati ad Auschwitz. Scrisse anche una relazione alla Croce Rossa Internazionale dove descriveva nel dettaglio lo sterminio degli ebrei a Birkenau. Passo’ poi nel movimento di resistenza ceca e sopravvisse alla guerra. Morira’ a 68 anni il 5 aprile del 1972.

Tragica invece fu la fine di Pestek, catturato dalle SS nei pressi del Campo di Auschwitz, dove era tornato per organizzare altre fughe di prigionieri e tentare di liberare la prigioniera ebrea Renée Neumannová di cui era innamorato.  Dopo crudeli interrogatori, venne fucilato l’8 ottobre 1944.

 

Frammento della testimonianza del ex deportato di Auschwitz Lederer Vítězslav Izrael circa la sua fuga:

“Nel giorno concordato dal corpo di guardia delle SS dal Familienlager (BIIb Campo per famiglie di Theresienstadt) ho visto lampeggiare tre volte una luce rossa. Era il segnale e a quel punto ho aperto la porta della baracca e vestito con la divisa da SS mi sono avviato verso l’uscita del Campo. Ho fatto il saluto nazista con il braccio alzato e attraversato il cancello del Familienlager. Il mio „Amico” Caporale SS Viktor Pestek che era di servizio mi ha aperto il cancello. Alla SS che lo ha sostituito nel turno di notte ha detto che sarebbe andato in vacanza. Siamo usciti dal Campo e siamo arrivati alla stazione ferroviaria di Auschwitz alle 20.30, giusto in tempo per saltare su un treno espresso.”

Il viaggio…

“… Ci portarono alla stazione. Qui ci attendeva il treno e la scorta per il viaggio. Eravamo 650 e i vagoni erano dodici: vagoni merci, chiusi dall’esterno, e dentro uomini, donne, bambini, compressi senza pietà, come merce di poca importanza, in viaggio verso il nulla.

Avevamo appreso la nostra destinazione: Auschwitz, un nome che – allora – era per noi ancora privo di significato.

Gli sportelli furono chiusi subito, ma il treno si mosse solo a sera. Viaggiava lentamente e dalla feritoia vedemmo gli ultimi panorami italiani. Guardavamo in silenzio ed io pensavo alla gioia che avrei provato al ritorno, quando avrei rivisto i primi nomi di città italiane.

Non sapevo che delle quarantacinque persone del mio vagone, quattro soltanto avrebbero rivisto le loro case…”

Primo Levi

“Se questo e’ un uomo”

 

Cyla e Jerzy “Il destino ha deciso per noi…”

(AP Photo/Alik Keplicz)

Il 21 luglio 1944 Jerzy Bielecki (prigioniero politico polacco) camminava, indossando un’uniforme rubata delle SS, per le strade di Auschwitz, al suo fianco la sua innamorata (ebrea polacca)  Cyla Cybulska.

Le ginocchia tremavano dalla paura, cercarono di mantere la calma arrivando davanti alla guardia tedesca che dopo averli guardati pronuncio’ le miracolose parole „Ja, danke” (si grazie) e li lascio’ uscire dal Campo della morte verso la liberta’.

Era un detto comune fra i prigionieri di Auschwitz che l’unica via d’uscita dal Campo era attraverso il camino del crematorio. Loro erano riusciti attraverso „la porta laterale”.

Bielecki aveva 19 anni quando i tedeschi lo arrestarono con l’accusa di far parte della resistenza. Fu deportato ad Auschwitz con il primo trasporto del 14 giugno 1940 proveniente dalla prigione di Tarnow. Venne registrato con il numero 243 e inviato a lavorare nei magazzini dove ebbe la fortuna di „organizzare” cibo aggiuntivo che gli offri’ piu’ possibilita’ di sopravvivenza.

Dal 1942 iniziarono ad arrivare ad Auschwitz trasporti di massa di ebrei provenienti dai vari paesi europei. La maggior parte di loro, circa l’80%  all’arrivo fu inviato direttamente alle camere a gas e uccisi con il gas (sterminio diretto), una piccola parte registrata nel Campo (sterminio indiretto).

Nel settembre del 1943 Bielecki fu assegnato ad un magazzino dove veniva raccolto grano. Mentre un prigioniero gli spiegava il lavoro, si apri’ improvvisamente la porta ed entrarono alcune ragazze.

„Mi sembrava che una di loro, con capelli scuri mi strizzasse l’occhio. Era Cyla (Cybulska) che era stata assegnata al magazzino per sistemare i sacchi di grano” raccontava Bielecki sorridendo ricordando la scena.

La loro amicizia crebbe fino a trasformarsi in amore, in quanto il lavoro nel magazzino offriva loro la possibilita’ di stare soli per poter raccontare le loro vite, le loro speranze e sogni.

Cybulska, con i genitori, due fratelli e una sorella minore furono rinchiusi nel gennaio 1943 nel ghetto di Lomza (nord Polonia) e sucessivamente deportati ad Auschwitz-Birkenau. I genitori e la sorella furono immediatamente inviati alle camere a gas, lei e i fratelli furono registrati. Alla 22enne Cybulska le fu tatuato sull’avambraccio sinistro il numero 29558.

Di giorno in giorno l’amore tra i due ragazzi crebbe cosi’ come l’idea di Bielecki di pianificare una fuga.

Da un amico polacco impiegato nel magazzino dove venivano tenute le uniformi delle SS, ottenne un’uniforme completa da SS e un lascia passare. Utilizzando una gomma e una matita, cambio’ il nome dell’ufficiale segnato sulla divisa da Rottenfuehrer Helmut Stehler a Steiner nell’eventualita’ in cui la guardia conoscesse il vero Stehler. Si procuro’ anche del cibo, un maglione e degli stivali per Cybulska.

La informò del suo piano dicendole: “Domani una SS verra’ a prenderti per un interrogatorio. Quella SS saro’ io!”

Il pomeriggio successivo, Bielecki, vestito con l’uniforme rubata, ando’ alla lavanderia dove Cybulska lavorava e chiese al supervisore tedesco di consegnarli la donna in quanto doveva essere interrogata. Bielecki la porto’ fuori dalla baracca e insieme si incamminarono verso un cancello laterale custodito da una sonnolenta SS che li lascio’ passare.

Si incamminarono su una strada e poi si nascosero tra i cespugli in attesa del buio. Per nove notti marciarono sotto la copertura delle tenebre verso la casa di un zio di Bielecki in un villaggio non lontano da Cracovia.

Cybulska fu poi nascosta presso una fattoria vicina, Bielecki decise di nascondersi a Cracovia. Dividersi rappresentava una possibilita’ in piu’ di sfuggire alla cattura da parte dei nazisti. La coppia trascorse l’ultima notte insieme sotto un albero di pere in un frutteto. Salutandosi si promisero di incontrarsi subito dopo la guerra.

Quando i sovietici nel gennaio 1945 liberarono Cracovia, Bielecki lascio’ il nascondiglio in citta’ e percorrendo 40 chilometri lungo strade coperte di neve si diresse verso la fattoria per incontrare Cybulska.

Arrivo’ con quattro giorni di ritardo.

Cybulska, non consapevole che l’area in cui lei era stata nascosta era stata liberata tre settimane prima di Cracovia, non vedendolo arrivare penso’ che fosse morto oppure che aveva cambiato idea.

Decise di andare a Varsavia per poi proseguire per gli Stati Uniti dove aveva uno zio.  Sul treno incontro’ un uomo ebreo, David Zacharowitz, e i due iniziarono una relazione e alla fine si sposarono. Si diressero verso la Svezia e poi dallo zio a New York, che li aiutò ad avviare un attivita’ di gioielleria. Zacharowitz mori’ nel 1975.

In Polonia, anche Bielecki si creo’ una famiglia e lavoro’ come direttore di una scuola di meccanica. Non ebbe piu’ notizie di Cybulska e nemmeno ebbe il modo di trovarla.

Cybulska spero’ sempre di tornare nella sua citta’ natale e anche di trovare Jurek (Jerzy) vivo.

La casualita’ rese il suo desiderio realta’..

Mentre parlava con la sua donna delle pulizie polacca nel 1982, Cybulska racconto’ la sua storia della fuga da Auschwitz.

La donna rimase allibita.

“Conosco la storia, ho visto un uomo nella televisione polacca raccontare di essere fuggito con la sua fidanzata ebrea da Auschwitz”, disse la donna delle pulizie a Cybulska.

Trovato il numero di telefono, una mattina del maggio 1983 il telefono squillò nell’appartamento di Bielecki a Nowy Targ.

“Ho sentito qualcuno ridere – o piangere – al telefono e poi una voce femminile ha detto Juracku, sono io, la tua piccola Cyla’” ricorda Bielecki.

Poche settimane dopo si incontrarono all’aeroporto di Cracovia. Lui porto’ 39 rose rosse, una per ogni anno di separazione. Cybulska ritorno’ molte altre volte in Polonia e insieme visitarono il Memoriale di Auschwitz e la famiglia dei contadini polacchi che l’avevano nascosta.

Cybulska chiese alla fine a Jerzy di lasciare la moglie per seguirla in America e vivere sempre insieme. Jerzy rifiuto’ in quanto non poteva abbandonare il suo adorato figlio. Lei tornò a New York lasciandogli un biglietto con scritto: “Non tornerò più Jurek”.

Non si sono mai più incontrati e lei non rispose alle sue lettere.

Cybulska mori’ alcuni anni dopo a New York nel 2006.  Bielecki mori’ nel 2011.

Nel 1985, Yad Vashem di Gerusalemme ha assegnato a Bielecki il titolo di giusto tra le nazioni per aver salvato Cybulska.

“Sono molto innamorato di Cyla,” disse Bielecki. “Ho pianto molto dopo la guerra perche’ non era con me, l’ho sognata di notte e mi sono svegliato piangendo”.

Il destino ha deciso per noi, ma lo rifarei ancora.

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La solitudine

Autore: Halina Ołomucka (Prima delle selezione) Fot. http://auschwitz.org/galeria/sztuka-obozowa-i-poobozowa/

„La parte peggiore , era la solitudine all’interno di questa massa umana . I volti cambiavano molto velocemente; le persone morivano ogni giorno . Era impossibile ricordare e riconoscere chiunque .”

Jakób Wolman.

Deportato ad Auschwitz con un trasporto di Ebrei dalla Slovacchia il 29 aprile 1942 gli fu assegnato il numero di registrazione 33611. Fu impiegato presso l’ospedale del Campo di Auschwitz I. Nel mese di gennaio del 1945 rimase nel Campo e a liberazione avvenuta si fermo’ occupandosi dei prigionieri malati.

Auguri Sami Modiano! Mazal Tov!

 

Auguri di buon compleanno a Sami Modiano che oggi compie 87 anni.

Samuele Modiano e’ nato a Rodi (all’epoca provincia italiana) il 18 luglio 1930. Viene deportato nel Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz il 16 agosto 1944 insieme al papa’ Giacobbe e alla sorella Lucia. Lui e’ unico a sopravvivere della sua famiglia.

„Ho visto l’inferno, coi miei occhi di ragazzino. Sono qui con voi e racconto perche’ non voglio che i vostri occhi vedano quello che i mei hanno visto.”     Sami Modiano

Instancabile testimone che ogni anno accompagna  giovani italiani nel centro di sterminio.

Un valore aggiunto anche per noi educatori impegnati ogni giorno nel racconto di quanto accadde nel piu’ grande centro di sterminio degli ebrei provenienti dai vari paesi europei di Auschwitz – Birkenau.

Ma oggi e’ il suo compleanno!

Mazal Tov Sami!

Luna, perche’ mandare qui i tuoi raggi?

Fot. Antonella

„ […] Perche’ splendere oggi, con tutto il tuo chiarore e il tuo incanto? Dovresti velarti di nuvole di dolore. E non offrire piu’ la tua luce a questo mondo. Dovresti piangere assieme alle vittime, fuggire dal mondo, scomparire nel cielo piu’ alto e non mostrarti mai piu’ a questa umanita’ maledetta. Che regni per sempre l’oscurita’. Che un dolore eterno cali sul mondo, come al mio popolo costretto ad un dolore senza fine. Il mondo intero non e’ degno, l’umanita’ intera non e’ piu’ degna di godere della tua luce! Devi cessare di rischiarare questa terra, dove l’uomo e’ trattato con tanta ferocia e barbarie, senza motivo ne ragione. Non devono vedere piu’ la tua luce gli uomini che si sono trasformati in bestie selvagge e sanguinarie. Per loro, per loro non dovresti piu’ brillare. […] ”

Frammento tratto dagli scritti di Salmen Gradowski membro del Sonderkommando, scoperti nel terreno di Auschwitz II – Birkenau dopo la liberazione del Campo.

Gli scritti sono stati raccolti in un libro dal titolo „Sonderkommando. Diario di un crematorio di Auschwitz” Salmen Gradowski, Philippe Mesnard, Carlo Saletti – Edito da Marsilio