06 febbraio 1944 l’arrivo ad Auschwitz di un convoglio dall’Italia

Oggi di 74 anni fa, il 06 febbraio 1944 giunse ad Auschwitz un convoglio proveniente dall’Italia. Circa 700 ebrei arrestati a Milano e Verona.

All’arrivo furono registrati 97 uomini e 31 donne. Le altre persone furono immediatamente inviate alle camere a gas ed uccise con il gas.

Solo 20 persone risulteranno in vita al termine della guerra.

Tra loro Liliana Segre da pochi giorni nominata Senatore della Repubblica dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

Intere famiglie scomparvero per sempre il 6 febbraio 1944…

La famiglia Vitale

L’intera famiglia (Eugenio di 46 anni, la moglie Ovazza Alda di 39 anni e i figli Sergio di 18 anni e Aldo di 13 anni) venne arrestata il 10 dicembre 1943 a Chiavenna e successivamente rinchiusa nel carcere di Varese e Milano.

Deportati ad Auschwitz all’arrivo il 6 febbraio 1944 furono tutti immediatamente inviati alla camera gas e uccisi.

In poche ore un’intera famiglia scomparira’ per sempre.

Alcune foto della famiglia Vitale. Foto di vita quotidiana simili alle nostre.

Fonti: Kalendarium Danuta Czech; CDEC

74 anni fa. 12 gennaio 1944 l’arrivo ad Auschwitz di un convoglio da Trieste

Judenrampe

Il 12 gennaio 1944 giunse al Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau un convoglio proveniente da Trieste e partito il 6 gennaio. Il numero esatto di deportati non si conosce.  Pochi furono registrati e la maggioranza delle persone  furono uccise all’arrivo nelle camere a gas.

Alla liberazione risultava sopravvissuta un’unica deportata: GASPARD VILMA MARIA che era nata a  Trieste il 05.10.1925, figlia di Marcello e Iarach Ester. Fu arrestata a Motta di Livenza (TV) e deportata ad Auschwitz. Fu  liberata a Mauthausen il 05.05.1945. 

Per non dimenticare…

La “Rampa degli Ebrei”. Luogo e testimonianze.

Frammenti di alcune testimonianze.

“[…]Un episodio che mi ha fatto capire che era proprio la distruzione del mondo fu questo: davanti a me c’ era un altro del Kommando che portava un regazzino verso questo caretto; c’ erano due tedeschi, uno dei due gli ha detto: “Férmete! Il regazzino nun l’ apoggiare, ma lancialo dentro il caretto!” Questo è rimasto un po’ fermo, nun riusciva a capì. Stava proseguendo, allora gli hanno intimato di lanciarlo: “Il regazzino lo prendi e lo butti in alto dentro al caretto!” E questo ha dovuto prendere il regazzino e buttarlo. ‘ Sto regazzino poteva ave cinque, sette mesi, poi piangeva… quando questo l’ ha buttato, inaspettatamente uno dei due ha tirato fuori la pistola… e c’ ha fatto il tiro a segno. Avevano scomesso dei marchi, se lo colpiva o nun lo colpiva con il tiro a segno. Avevano scomesso! Cose incredibili che nun so se ‘ a gente ce crede o nun ce crede. Da lì ho capito proprio tutto, tutto. Ho detto: “Qui, questi ce stanno a trucidà giorno per giorno proprio come le bestie. Ma ancora peggio, perché una bestia nun s’ amazza in quella maniera”[…]”  Alberto Sed

[…]La mamma… non gli ho detto neanche addio, niente. Non l’ ho salutata. Non sapevo cos’ è, cosa viene, dove andiamo. […]”  Gisella Kugler

“[…]E poi mi hanno separato dalla mia sorellina. Aveva sette anni, da appena tre mesi era restata senza madre, senza fratelli, solo io e il babbo che stava malato. Ho cominciato a parlare italiano: “Lasciatemi la mia sorellina!” Me l’ han tolta dalle braccia. Ma lei si appiccicava: “Non ci vado, non ci vado!” “Ma devi andare, cara, devi andare. Siamo obbligati, non lo vedi che siamo obbligati?” […]”  Stella Franco

“[…]Sapevo quando era un trasporto italiano, perché vedevo i cerini per terra. I cerini ce li hanno solo gli italiani, non esistono in nessun’ altra parte del mondo. Allora mi allontanavo.[…]”   Martino Godelli

 

La nuova „Rampa degli ebrei”  quella che tutti conosciamo dai film e dai documentari che entra  all’interno del campo di Birkenau, fu costruita e messa in funzione tardi, dalla seconda meta’ del mese di maggio del 1944 in previsione dell’arrivo dei trasporti di ebrei dall’Ungheria.

Il binario ferroviario lungo questa rampa correva fino alle camere a gas e ai crematori II e III.

Da quel momento in poi, all’interno del campo, si svolsero le selezioni di massa di ebrei, davanti agli occhi di migliaia di prigionieri.

Si calcola che solo circa il 20% delle persone nei trasporti vennero registrate nel Campo.  Dei circa 1,1 milioni di ebrei deportati ad Auschwitz, circa 200 mila furono registrati, i rimanenti, circa 900 mila persone, furono uccisi immediatamente all’arrivo nelle camere a gas.

Su questa rampa arrivarono oltre 430 mila ebrei ungheresi, 67 mila ebrei dal ghetto di Łódź e alcuni trasporti dal ghetto di Terezin e dalla Slovacchia. Scesero su questa rampa anche i trasporti di donne, uomni e bambini polacchi dalla citta’ di  Varsavia, inviati ad Auschwitz attraverso il campo di transito di Pruszków, come rappresaglia dopo la rivolta della citta’ del 1 agosto 1944.

Il primo trasporto dall’Italia arrivato nella nuova rampa fu quello del 23 maggio 1944 proveniente da Fossoli di Carpi. Il convoglio comprendeva 581 donne, uomini e bambini. All’arrivo furono registrate 186 persone e le restanti furono immediatamente inviate alle camere a gas e uccise. Torneranno solo 60 persone.

Fonti testimonianze „Il libro della Shoah italiana” di M. Pezzetti Ed. Einaudi

 

 

L’arrivo ad Auschwitz di Giovanna Ester Costantini

74 anni fa, l’11 dicembre 1943 nel Campo di concentramento e Centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz Birkenau arrivo’ un trasporto del RSHA dall’Italia.

Il convoglio fu composto da vagoni piombati provenienti dal binario 21 della stazione centrale di Milano, dalla stazione di Verona e da Trieste. Al loro interno furono rinchiusi circa 600 ebrei arrestati in varie province del nord Italia tra le quali Varese, Como, Milano, Verona e Trieste.

Dopo la selezione, 61 uomini e 35 donne furono registrati nel Campo, le altre 504 persone furono immediatamente inviate all’arrivo alle camere a gas ed uccise con il gas. Di questo trasporto torneranno in Italia solo 14 persone.

Giovanna Ester Costantini nata il 18 luglio 1935 (8 anni) F.to http://digital-library.cdec.it/cdec-web/

Nel convoglio era presente la piccola Giovanna Ester Costantini nata il 18 luglio 1935 a Milano di solo 8 anni.

Venne arrestata insieme alla famiglia il 26 novembre 1943 a Venegono (prov. Varese) e rinchiusa prima nel carcere di Varese e poi trasferita in quello di Milano.

Parti’ con la mamma Nella Sara Terracini, il papa’ Cesare Augusto Benedetto Costantini e lo zio Roberto Costantini il 6 dicembre 1943 dal binario 21 della stazione centrale di Milano e verra’ insieme alla sua mamma uccisa immediatamente all’arrivo ad Auschwitz l’11 dicembre 1943.

Il papa’ e lo zio  registrati nel Campo, morirono alcuni mesi dopo.

Ogni giorno migliaia di visitatori calpestano il luogo della Memoria di Auschwitz ascoltando i racconti delle guide e vedendo foto di persone „Senza Nome”.

Ritengo importante quando possibile dare un nome, un volto e una storia alle tante persone che qui furono uccise solo per avere come colpa l’essere nati.

Come e’ possibile essere considerati „criminali” per nascita?

“È accaduto, quindi potrebbe accadere di  nuovo…”  (Primo Levi).

Fonti: CDEC, Italo Tibaldi „Compagni di viaggio”

74 anni fa. 14 novembre 1943.. L’arrivo ad Auschwitz di 400 donne uomini e bambini da Firenze e Bologna

“Altejudenrampe”. La rampa d’arrivo del convoglio italiano del 14 novembre 1943

Il 14 novembre 1943 con un trasporto del RSHA da Roma giunsero al Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau 400 uomini, donne e bambini ebrei, arrestati a Firenze e Bologna. Dopo la selezione, 13 uomini (con i numeri da 162770 a 162782) e 94 donne (con i numeri  67852 a 67945)  furono registrati nel Campo. Le altre 243 persone furono uccise nelle camere a gas.  (Dal Kalendarium di Danuta Czech).

Il convoglio era partito da Firenze e Bologna il 9 novembre 1943.

Alla liberazione risultava sopravvissuta un’unica deportata: Pelletier Alice (nr. reg. 67861).

Per non dimenticare…

Il viaggio…

“… Ci portarono alla stazione. Qui ci attendeva il treno e la scorta per il viaggio. Eravamo 650 e i vagoni erano dodici: vagoni merci, chiusi dall’esterno, e dentro uomini, donne, bambini, compressi senza pietà, come merce di poca importanza, in viaggio verso il nulla.

Avevamo appreso la nostra destinazione: Auschwitz, un nome che – allora – era per noi ancora privo di significato.

Gli sportelli furono chiusi subito, ma il treno si mosse solo a sera. Viaggiava lentamente e dalla feritoia vedemmo gli ultimi panorami italiani. Guardavamo in silenzio ed io pensavo alla gioia che avrei provato al ritorno, quando avrei rivisto i primi nomi di città italiane.

Non sapevo che delle quarantacinque persone del mio vagone, quattro soltanto avrebbero rivisto le loro case…”

Primo Levi

“Se questo e’ un uomo”

 

L’arrivo…

“Judenrampe” -Rampa degli ebrei Qui arrivarono i convogli da tutta l’Europa dal 1942 fino al maggio 1944

“Entravano in campo quelli che il caso faceva scendere da un lato del convoglio; andavano in gas gli altri. Così morì Emilia, che aveva tre anni; poiché ai tedeschi appariva palese la necessità storica di mettere a morte i bambini degli ebrei. Emilia, figlia dell’ingegner Aldo Levi di Milano, che era una bambina curiosa ambiziosa, allegra e intelligente; alla quale, durante il viaggio nel vagone gremito, il padre e la madre erano riusciti a fare il bagno in un mastello di zinco, in acqua tiepida che il degenere macchinista tedesco aveva acconsentito a spillare dalla locomotiva che ci trascinava tutti alla morte.”

Primo Levi “Se questo e’ un uomo”

Si calcola che circa 2000 furono i bambini deportati dall’Italia. In base alle ricerche storiche  40 furono i registrati nel Campo e solo 9 di loro sopravvissero.

Bambini che nella loro semplicita’, innocenza e purezza furono vittime dell’orco assassino rappresentato dall’essere umano.