Un piccolo raggio nelle tenebre

Siegfried (Viteszlav) Lederer – Fot. https.www.timetoast.com

Circa 800 furono i tentativi di fuga dal complesso di Auschwitz e solo 144 andarono a buon fine. Alcune di queste fughe avevano luogo anche grazie alla complicita’ delle SS. Le evasioni organizzate con la complicita’ delle SS comportavano tuttavia un enorme rischio; dietro ogni aiuto poteva celarsi un tradimento. Non fu il caso di quella dell’Ebreo Siegfried (Viteszlav) Lederer, internato ad Auschwitz dal ghetto di Theresienstadt e aiutato dal caporale SS Viktor Pestek , un Tedesco di origine romena il 5 aprile 1944.

Lederer, travestito da SS (la divisa gli era stata data da Pestek), lascio’ il Campo insieme alla SS Pestek. Riuscirono a raggiungere in treno Praga, eludendo il controllo di frontiera.

Lederer si introdusse nel ghetto di Theresienstadt e informo’ il locale Consiglio degli Anziani del destino che toccava agli ebrei deportati ad Auschwitz. Scrisse anche una relazione alla Croce Rossa Internazionale dove descriveva nel dettaglio lo sterminio degli ebrei a Birkenau. Passo’ poi nel movimento di resistenza ceca e sopravvisse alla guerra. Morira’ a 68 anni il 5 aprile del 1972.

Tragica invece fu la fine di Pestek, catturato dalle SS nei pressi del Campo di Auschwitz, dove era tornato per organizzare altre fughe di prigionieri e tentare di liberare la prigioniera ebrea Renée Neumannová di cui era innamorato.  Dopo crudeli interrogatori, venne fucilato l’8 ottobre 1944.

 

Frammento della testimonianza del ex deportato di Auschwitz Lederer Vítězslav Izrael circa la sua fuga:

“Nel giorno concordato dal corpo di guardia delle SS dal Familienlager (BIIb Campo per famiglie di Theresienstadt) ho visto lampeggiare tre volte una luce rossa. Era il segnale e a quel punto ho aperto la porta della baracca e vestito con la divisa da SS mi sono avviato verso l’uscita del Campo. Ho fatto il saluto nazista con il braccio alzato e attraversato il cancello del Familienlager. Il mio „Amico” Caporale SS Viktor Pestek che era di servizio mi ha aperto il cancello. Alla SS che lo ha sostituito nel turno di notte ha detto che sarebbe andato in vacanza. Siamo usciti dal Campo e siamo arrivati alla stazione ferroviaria di Auschwitz alle 20.30, giusto in tempo per saltare su un treno espresso.”

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