Stella Muller-Madej la bambina salvata da Schindler

Stella Muller Madej Fot. http://krakow.pl

Stella Muller-Madej era nata il 5 febbraio 1930 da una famiglia benestante ebrea di Cracovia. L’avevo conosciuta del 2010 a Cracovia, viveva da sola in un appartamento a qualche chilometro dal centro storico della citta’. Allo scoppio della seconda guerra mondiale aveva nove anni. Nel 1941 insieme a tutta la sua famiglia fu confinata nel ghetto e da lì poi nel 1942 inviata al campo di concentramento di Plaszow. Lei e’ sopravvissuta in quanto inserita insieme a tutta la sua famiglia nella lista di Schindler.

Diceva sempre che il suo corpo era diviso in due parti: quella „normale” e quella di „Auschwitz”. Sentendola al telefono oppure andando in visita capivi subito con quale parte si era svegliata quel giorno.

Nell’ottobre 1944 all’età di 14 anni, Stella fu inviata ad Auschwitz e registrata con il numero 76.372. Grazie agli sforzi e all’intervento di uno zio, lei e la sua famiglia furono inclusi nella lista di Schindler ed insieme ad altri prigionieri inviata alla fabbrica di Brunnlitz (Repubblica Ceca) dove lavoro’ come tornitore. Il campo di Brunnlitz fu liberato dalle truppe sovietiche l’8 maggio 1945.

Per molto tempo dopo il suo ritorno dal Campo, ebbe problemi di apprendimento e difficoltà di adattamento alla vita normale. All’età di 17 anni iniziò la scuola secondaria e nonostante le difficoltà, alla fine riuscì a superare gli esami finali. Trascorse alcuni anni negli Stati Uniti, ma in seguito decise di tornare in Polonia per stare con i suoi genitori.

A causa delle gravi lesioni subite all’anca ed alla colonna vertebrale durante il periodo di permanenza ad Auschwitz negli anni ha subito diverse operazioni e cure per alleviare le sofferenze fisiche che di fatto non l’hanno mai abbandonata.

Ha raccontato i suoi ricordi nel libro intitolato „ Dziewczynka z listy Schindlera”  (‘La bambina nella lista di Schindler’) che è stato tradotto in 9 lingue. Un racconto scritto guardando agli avvenimenti con gli occhi di bambina. Il suo linguaggio semplice riesce a trasmettere tutta la crudelta’ e la pazzia umana degli eventi vissuti.

Stella Muller Madej muore a Cracovia il 29 gennaio 2013. Il suo funerale verra’ celebrato il 7 febbraio. E’ sepolta nel cimitero di Cracovia Rakowicki.

Incontrando Stella, nei suoi occhi ho potuto leggere e dalle sue parole ho potuto ascoltare la grande sofferenza vissuta ma anche la grande speranza che cio’ che e’ stato non dovra’ piu’ accadere!

Ho visto in lei una persona dal fisico fragile ma con una grande forza e voglia di gridare MAI PIU’!!

 

Alcuni suoi pensieri…

“… Grazie a due cose sono sopravvisuta. La prima quando siamo stati presi dal ghetto e trasferiti al Campo di Plaszow. I nazisti avevano istituito il cosiddetto Kinderheim e promesso non so che cosa. La mia mamma si rifiuto’ assolutamente di mandarmi là sostenendo che avevo tre anni in piu’ di quelli reali. Lavorai con gli adulti. Non mi lascio’ portare al Kinderheim. Come è noto, nel ’44 trasportarono tutti i bambini del Kinderheim da Plaszow ad Auschwitz dove la loro vita si concluse nelle camere a gas. Solo pochi bambini più o meno della mia età riuscirono a nascondersi nelle latrine.

La seconda cosa, del tutto accidentale, meravigliosa ed insolita fu che quasi per caso fummo inseriti nella lista di Schindler. Un mio zio architetto (prigioniero nel campo) grazie ad un collega, riusci’ a far inserire nella lista mia mamma, mio papa’ mio fratello e me. Quello che dirò non è certamente poetico, ma ripetero’ fino alla fine dei miei giorni che la prima volta mi è stata data la vita dai miei genitori e la seconda volta da Oskar Schindler.

Nel ’44 vi furono circa 700 donne trasportate da Plaszow ad Auschwitz, tra queste 300 erano sulla sua lista. Schindler combatte’ per noi come un leone, perché non voleva farci morire ad Auschwitz. Gli fu offerto migliore e più sano ‘materiale’ (umano) proveniente dai nuovi trasporti, a differenza di noi, che avevamo trascorso gia’ diversi anni nel Campo. Ma lui ci ha portato fuori …

Quando ero ad Auschwitz mi ammalai gravemente. E questa e’ stata un’altra cosa incredibile. Per non so quale miracolo riuscii ad uscire viva dal blocco dell’epidemie. Un amico di un nostro conoscente falsifico’ il mio fascicolo scrivendo che ero arrivata li per errore. In questo modo, circa un’ora prima della partenza dal raccordo ferroviario del convoglio fui iscritta al trasporto. Si sapeva che in quella infermeria per chi non moriva naturalmente lo attendeva la camera a gas.

Finii li perché dopo il mio arrivo ad Auschwitz, fummo accompagnati alla cosiddetta sauna. Dopo averci fatto spogliare  ci misero in questa sauna. Le luci si spensero, la porta in metallo fu chiusa a chiave e le trecento donne impazzirono in quanto pensarono che sarebbe uscito il gas. Una di loro presa dal panico mi graffio’ in modo violento.  Queste ferite si infettarono ben presto a causa dei pidocchi. Fu cosi’ che  mi ritrovai nel blocco delle epidemie. C’era un medico in quel blocco  (una donna ebrea che aveva perso una figlia della mia età) e lei si prese cura di me. Dopo qualche tempo iniziai a stare meglio. Da lì fui selezionata dal dottor Mengele. Eravamo tutti nudi. Era dicembre e faceva un gran freddo. Avevo solo una coperta sulla schiena. La donna medico mi disse „ Ricordati di tenere la coperta all’altezza delle gambe in modo che non si veda che la tua ferita non e’ rimarginata.” Cosi’ feci e Mengele diede la sua approvazione a lasciarmi andare per il trasporto.

Poi ci fu Brunnlitz, Campo di Schindler. Ci tenne in vita eroicamente. Per quasi due mesi, non ottenne alcuna razione di cibo per noi. Nonostante questo, riusci’ ad ottenere alcune piccole  quantita’ di crusca, farina e altre cose. Non credo che la nostra fame potesse essere paragonata a quella patita ad  Auschwitz o a Plaszow.  Anche se le persone hanno sofferto la fame e gli stenti, lui alla fine ci ha salvati…”

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